giovedì 9 luglio 2020

25 anni di Srebrenica. Alcune riflessioni a margine.


25 anni da Srebrenica
25 anni di Srebrenica
25 anni con Srebrenica
25 anni contro Srebrenica
25 anni di ricerche personali alla ricerca di un senso
25 anni di rivisitazioni
25 anni di negazioni
25 anni di altre verità alcune con qualche base storica e fattuale (poche in verità)
25 anni sono passati da quei giorni terribili che avrebbero cambiato del tutto la percezione di noi vicini mediterranei  di quanto stava avvenendo a pochi chilometri.
Non che Srebrenica sia la sola, anzi, in questi anni di studi e ricerca ho rilevato l'esistenza sul solo suolo bosniaco di altre 143 stragi, eccidi, esecuzioni, scontri a fuoco, stupri e violenze di massa.
Ma chiaramente Srebrenica fu il punto di non ritorno.
Si può pensare quello che si vuole intorno a Srebrenica (ma comunque bisognerebbe avere rispetto sempre delle vittime e dei loro congiunti che hanno perso un bene sacro) ma nonostante mi sia avvicinato alle ragioni degli altri, e che quanto accaduto l'11 luglio del 1995 debba essere letto all'interno di una serie di atti di violenza (a volte perpetrati da entrambe le parti) , in una sorta di drammatica processualità che ha portato all'ultima devastante violenza (in un intervista concessami nel novembre 2018 anche Jovan Divijak ha parlato di Srebrenica come "processo"), ci sono delle cose su cui nessuno potrà farmi cambiare idea.
Ad esempio nessuno mi può far pensare che quella strage i musulmani di Bosnia se la siano fatta da soli.
Ci sono dei responsabili accertati a livello storico, processuale, giuridico e testimoniale, ci sono video e documenti e ci sono 8.000 e più morti.
Ecco, sul numero dei morti si basa molto del revisionismo intorno a Srebrenica.
Sono stati davvero più di 8.000, sono forse più di 10.000? Oppure come riportano alcuni articoli e qualche libro contro, molte di quelle ossa non sono di uomini e donne morte a Srebrenica, ma addirittura di persone morte fuori del territorio bosniaco e poi fatte ritrovare in luoghi imprecisati? Un recente articolo di giornale denuncia che ben 73 persone sepolte a Srebrenica sarebbero in realtà ancora vive.
Può una disputa veramente triste sul numero esatto dei morti sminuire un genocidio?
E' vero però che Srebrenica non è stata solo l'11 luglio. Se guardiamo alla terribile timeline , al susseguirsi degli eventi dal 1992 al 1995 nell'area di della città dell'argento e che chi vuole può ricostruire andando a visitare il Museo di Srebrenica a Sarajevo, molto è accaduto prima di quel fatidico giorno, e cose terribili sono state commesse da entrambe le parti.
E qui entra in gioco la controversa figura di Naser Oric, criminale di guerra per i serbi di Bosnia, resistente e protettore per gli uomini e donne di Srebrenica, figura però poco limpida sempre in bilico tra criminale ed eroe.
Le milizie di Naser Oric hanno commesso delle stragi documentate anche dalle autorità internazionali, e allora perchè Oric non è stato ritenuto colpevole dal Tribunale dell'Aja?
Che abbia prevalso nei giudici la visione di Oric quale resistente, quale protettore della sua gente assediata?
Che si sia visto in lui e nei suoi una sorta di milizia  partigiana?
Tutto sta nello stabilire chi era l'aggressore e chi il resistente, a mio parere ruota tutto intorno a questo.
E se ci basiamo sulle prove testimoniali e documentali fornite,  gli aggressori erano le milizie dei serbi di Bosnia, gli assediati, i bosgnacchi di Srebrenica.
Per colpa della scelleratezza, della disumanità e della malvagità di persone che hanno un nome e cognome , la Serbia, incapace di venire a patti con questo recente passato doloroso, si è ritrovata a rivestire il ruolo ingombrante del capro espiatorio.  E ancora oggi per quanto avvenuto in Bosnia dal 1992 al 1995 e per la difficoltà ad ammettere ufficialmente le responsabilità di politici e militari, la Serbia sembra sempre più lontana dalla UE.
Srebrenica è stato il motivo che mi ha spinto a viaggiare in Ex Jugoslavia, e nel mio viaggio verso il cuore di un paese che non esiste, la Federazione di Bosnia ed Erzegovina, ho imparato a rispettare il dolore e la storia dell'altro.
E ancora oggi mi dispiace che persone di gran cuore nei confronti dello straniero ( mai mi sono sentito rifiutato o abbandonato in alcun paese della ex Jugoslavia) non riescano ad aprire il proprio cuore a persone che fino a pochi anni prima consideravano fratelli e vicini e con cui condividono una lingua, una storia comune, gli stessi grandi riferimenti culturali.
Ma forse è ancora presto, venticinque anni sono pochi, visto che  noi italiani ancora adesso non riusciamo a venire a patti con i nostri fantasmi.
E' ancora presto per la storicizzazione di un immenso dolore.
A Srebrenica è morta la Jugoslavia , è morta la UE, è morta la Nato, è morta la nostra innocenza, è morta la sinistra radicale che ancora adesso non riesce ad accettare che quello perpetrato è stato un genocidio, e non un mero atto di rappresaglia nei confronti di eventi accaduti nei giorni precedenti.
E' morta la Serbia, anche se non lo ammetterà mai.
E' morta (se mai è nata) la Bosnia Erzegovina.
Srebrenica è il terribile archetipo che incarna in se tutte le stragi avvenute tra il 1992 e il 1995 in ex Jugoslavia.
E da Srebrenica (volente o nolente), e dal dolore di donne  come Dzeva Avdic  dobbiamo partire per dare un senso a quanto accaduto.



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