mercoledì 11 marzo 2020

Poesie per i tempi oscuri: il mio dono per affrontare questi giorni sospesi !!!


Damiano Gallinaro



Poesie per i tempi oscuri

  







Per tutti noi

11/02/2020



Sono tempi bui in cui c’è bisogno di bellezza di arte, di speranza.

Ognuno di noi è chiamato a donare qualcosa, una parte di sé in questo mondo sospeso, ed io di mio ho questo, le mie piccole creazioni.

Si tratta di poesie scritte alla fine degli anni novanta quando ancora scrivevo molte poesie ad eccezione della prima che è stata scritta pochi mesi fa in ricordo di un angelo stupendo volato via troppo presto, un angelo che amava la musica e la poesia.

Non ho molte altre parole, spero che queste poche composizioni vi distraggano per qualche attimo da questi giorni pieni di ansia e paura.

La poesia, l’arte, la letteratura, la musica anche in questo caso salveranno il mondo.

Resistenza e poi resilienza questo è il nostro presente e il nostro futuro.

Buona lettura












Come un angelo



Ad Elma volata via troppo presto



E nonostante sapessimo,

fossimo coscienti

che saresti volata via,

io, sorella mia, non ero pronta

a perderti,

a concedere che un Dio

ti prendesse con te

rendendoti un angelo d’oro e d’argento.



Perché tu eri già un angelo qui in terra,

quel tuo sorriso che riempiva i giorni

le notti a Sarajevo passavano tra musica e poesia

e il tuo sguardo che seguiva il mio.



Sorella mia,

dove sei adesso

guida i miei passi

come facevi un tempo,

come due gemelle

vivevamo il nostro tempo

eri la mia parte di cielo

l’ala che mi spingeva in alto.



E la tua musica è ancora qui,

e nel giardino io l’ascolto,

mi hai detto

questa è la tua canzone

la canzone che ti rappresenta

e come un angelo

hai preso il volo.



Dimmi sorella mia,

dolce metà del mio mondo,

come il tempo lassù

è davvero infinito e profondo

ti permettono di guardarci

mentre ci rotoliamo a fondo

lottando contro il marcio del mondo?



FRATTURE







Uomini caduti dal cielo

Infrangono il fragile equilibrio

Del cielo terso

Compiendo evoluzioni

Fra aerei e calunnie



Fratture e cesure

Uomini senza paura

Che si fermano a pensare

Su un'altura a meditare

Su fratture del sogno

E di vita.



Si frange il fragile equilibrio

E cade ancora l'uomo

Come angelo caduto

Dal cielo

A frangere l'equilibrio

Di una muta natura.













































UN CRISTO PER OGNI BANDIERA





Il mattino del mondo

Un uomo si è svegliato

Ha detto:

" Io credo in Cristo

Lui è dalla nostra parte "



Il giorno dopo

Un altro uomo si è svegliato

Ha detto:

" Cristo aveva falce e martello "

invero a me sembra

che con chiodi e martelli

lo crocifissero.



Un altro giorno ancora

Un altro uomo si è svegliato

Ha detto:

" Cristo ha detto che

c'è una razza perfetta

il Popolo di Dio "



Stamattina

Anch'io mi sono svegliato

E ho detto:

" Povero Cristo travisato ".

































DESAPARECIDOS



Sul tuo corpo

C'è passato il mondo

Come un carro sul fieno

Nelle tue piaghe e nel tuo sangue

Quello scorso negli anni del mondo

Nell'urlo tuo al Padre

L'urlo di mille madri

Di desaparecidos



O mama desaparecida

Perché cerchi nel mondo

Chi non c'è più?

Questa frase un giorno lontano

La disse un angelo

Ora la urla

Un Generale.



Un bel cambiamento davvero

Ed il mondo li

A far da magnate

Alle ingiustizie

Dell'uomo animale









































QUANDO TU VORRAI

( PER SEMPRE AMORE )





Quando tu vorrai

E quando io vorrò

Amore mio

Ci guarderemo

Come non ci siamo mai guardati

Ci baceremo

Come non ci siamo mai baciati

Ci lasceremo

Come non ci siamo mai lasciati

Come allora sempre diremo

Ci siamo amati.

E forse per una volta ancora

Ci siamo illusi

E abbiamo aggiunto una pietra

Ad un'altra pietra

Fino a formare un muro

A cui tu

Se vuoi

Puoi dare un nome

O se vuoi

Lo chiameremo ancora

Amore





































CI SON PAROLE





…Se il tempo passa

ed io resto però

devo dirti due parole

preziose come le gemme

che si usan tanto

ma che nessuno

sa pronunciare



Ti dirò:

" ti amo…"

e ci vuole una vita

per dirlo



Perché l'amore

Se vero

Dura una vita

Superando le parole

E scindendo l'alfabeto

In sospiri.













































QUESTO E' AMORE



Dedicata a

Ruggiero di Lollo



Questo è amore

Quando ti alzi al mattino

Ed esclami

Guardando la luce

Di un cielo terso

" Che bello essere vivi…"

E dopo

Baci il mare…































































RIMA





Uno gnomo salta

La rosa

La cavalletta salta

A iosa

Il grillo canta

L'Aida

Io son qui

Con la mia

Rima.





























































IO





Io son quello

Che di notte

Sogna i tuoi occhi

E di giorno

Vi si specchia.



Io son quello

Che di giorno

Fugge i ricordi

E di notte

Ci sguazza dentro



Io

Insomma

Son quello

Che di notte

Sogna

E di giorno

Spera.













































TUTTO





Ricorda tutto amore

Ciò che è stato

E ciò che non è stato

Quel che abbiamo

E non abbiamo amato



Ciò che siamo

E ciò che siamo stati.



Ricorda tutto

Perché tutto vale

Anche se ci sfugge il senso.



Ma perché chiederselo

Il senso

Se vivere è già difficile.



Tutto ricorderai

Per il senso che darai

Alla tua vita

Per l'amore

Che ancora darai.



Tutto.



































I MORTI DI BAGHDAD





I morti di Baghdad

Non hanno un'urna

Né tomba

Sul loro misero corpo

Solo un sacco nero

Che una pala ricopre



I morti di Baghdad

Hanno solo un peccato

Da scontare

Non aver

Prima di allora

Ascoltato il canto

Del Cormorano.



I morti di Baghdad

Aspetteranno invano

Come i neri cormorani

Di esser

Vendicati.











































PER TE



A Clara





Se ci fossero parole adatte

Te le regalerei

Se ci fosse regalo consono

Te lo regalerei

Ma come faccio a donare

A chi dono si è fatto già?

Cosa posso donare

A chi è già dono giornaliero

Il dono più grande

Sono le mie insicurezze

Le mie tenerezze e terribili paure

Quello svegliarmi di notte

Col cuore che batte

E la paura del tempo che vola

Con un unico pensiero consolante

Un unico volto

A dirmi che vale la pena essere vivo



Il tuo

E il tuo sorriso

Dono infinito.









































CELLE





Dimmi, sai cos'ho provato

Quando la porta di ferro

Si è chiusa dietro di me?



Quando il cancello

Si è chiuso di botto - clang -

Tagliando i ponti col mondo?



Dimmi, sai cos'ho provato

Nel rannicchiarmi sul letto duro

E nello stringermi nella coperta militare?



Dimmi, sai cos'ho provato

Guardando il tuo viso fuori dallo spioncino

Mentre cercavi di dare un senso

A qualcosa che non approvavi?



Sai che cos'ho provato?



Pena



Per me per te

Per il mio amico recluso con me

Per questo mondo

Che ne io ne tu

Abbiamo realmente voluto



E non basta dire

Anche questo passa.





















LAMENTO DI UN SOLDATO IN UNA NOTTE DI FINTA PACE



I



E guardo fuori

Nella foschia che copre il bosco

Davanti la trincea

E penso al tempo che è passato

E non ritornerà

E spero che ci sia ancora

L'ora dell'ultimo pensiero al mattino

Quando il cielo è ancora scuro

E il giorno inizia

Lì dove finisce la notte e il sogno



Ed io mi ritrovo solo

A chiedere al mio cuore

Ancora il tempo di un saluto



E i primi spari sul monte sacro

E la prima morte

E il bacio non dato



E questo destino che io non posso fermare

E' tutto scritto in un libro

Che io non posso guardare



C'è scritto che morirò in trincea

E che questa lettera si perderà

Nella mia ultima ora

Dinanzi al nemico.



























II



E' un uomo come me

Guardo le sue lacrime

E lui guarda le mie

E questa assurda guerra.



E il nostro giorno finito

Domani sarà ancora alba

Ed io sono ancora vivo



E penso al fango

Al tuo dolce sorriso

Alle tue mani calde

E al tuo ultimo sguardo

Quando al mattino presi il mio sacco

E volai via lontano da te.























































III



Su questo paese di guerra

Che io non voglio difendere

Oggi nasce di nuovo il sole

E io piango d'amore

E questa lettera partirà con me

Il giorno in cui

Il mio fucile si rifiuterà

E le mie lacrime

Le sole mie

La terra calmeranno

E infiniti saranno i giorni…



… Con te



Nel prato dinanzi al cielo

Dove con calma

E con i fiori in mano

Io…

… ti aspetterò…















































2000 ( I )





E quante cose sono cambiate

In questo scorcio di millennio

Dentro e fuori questo tempo

Che sembra non finire mai

Scorre piano il nostro tempo

Ed io sono ancora qua

A fare i conti con il vecchio millennio

Che sconti davvero non ne fa



E di cose ne sono cambiate

Nel volger di poche lune

Di quel che ero la scorsa estate

Restan segni come piume

Che volano senza meta nel cielo d'inverno

E si confondono con le nubi

E si perdono nel vento.



Poche cose non cambiano

Cambia spesso umore il cuore

Ha i suoi limiti e le sue pure

E spesso batte anche quando fuori piove

E non c'è sole né speranza

Nell'ultimo amore vaneggiato

E rimane la certezza

Di quel rapporto consolidato.

































II



E come cambia il tempo

Delle stagioni del novecento

Nel duemila

Non cambia niente

Se non che sono solo

Un po’ più vecchio.



E mi ritrovo a fare i conti

In questo paradossalmente

Con una nuova forza che emerge

E mi sento vivo e giovane

Nuovamente.



E rincorro ancora i miei sogni

E le mie mille utopie

Mi ritrovo di nuovo a sognare

Rivoluzioni e poesie

E ne scrivo quattro o cinque

Per farle diventare canzoni

E non cambia una cosa sola

Sono un poeta

Fuori dalle convenzioni









































III





E se pur tra tanti cambiamenti

Posso dirlo apertamente

Avrò sbagliato tanto

E tanto sbaglio o niente

Ma una cosa posso dirla onestamente

Quello che ho

L'ho avuto lottando

E il mio culo

Non l'ho dato ad alcun servente.



Non mi sono buttato via

Pagando qualche lira

Sono quel che sono

E ringrazio Dio



A chi ha dato il culo

Posso dire solamente

Io al mattino mi alzo col sorriso

E di notte

Dormo profondamente.


martedì 10 marzo 2020

Safe Area Italia: la vita quotidiana ai tempi della quarantena. Giorno 1

Inizio a tenere un Diaro che spero sia quotidiano sia perchè serve a me per metabolizzare molte cose, e sia perchè spero possa essere utile ad altri che si stanno chiedendo più o meno le stesse cose.
Sono tra le categorie di persone a cui non è concesso dire #restoacasa perchè dobbiamo assicurare una serie di servizi considerati essenziali. Nulla quaestio è giusto così. Ma ... devo dirvelo quando scrivete #restoacasa come se steste parlando di una bella serata casalinga fatta di vinello cenetta e cinema a me un po' girano, e chissà forse non solo a me e sapete perchè?
Ecco come molti ho la sfortuna di non poter vivere queste serate fuori dal normale con la mia famiglia affianco. Mia moglie, chirurgo è da sempre in prima linea in uno dei maggiori ospedali di Napoli e quindi in un'altra regione, e ciò significa che se tutto va bene ci rivedremo il 3 aprile, i miei sono a pochi chilometri da casa ma chissà se mi sarà concesso di vederli almeno per gli 80 anni di mio padre.
Ma non è che voglio lamentarmi, sono solo semplicemente attonito nel vedere che questo sacrificio che io e molti altri stiamo facendo potrebbe non servire a nulla, perchè come dice Herbert Ballerina ... "vedo la gente scema", e ne vedo tanta davvero tanta.
Per il mio lavoro sono costretto a girare molto per strada e Roma mi è sembrato di capire che ancora non abbia pienamente compreso cosa stiamo affrontando.
La speranza è che nei prossimi giorni le cose migliorino e che le nostre anime chiuse e ottuse si accorgano che tutto è interconnesso e che ogni gesto che noi facciamo ha una ricaduta sull'ordine della vita di altri esseri viventi.
Si può e si deve rinunciare a molte cose, anche alla corsa in compagnia nei parchi, non mi sembra molto salutare ad esempio, non sarà del tutto vietato ma forse chissà andrebbe evitato.
Come si sarebbero dovute evitare tante altre cose prima.
Sull'operato del governo preferisco stendere un velo pietoso, perchè l'unico che ci mette davvero la faccia mi fa pena, e gli altri invece mi fanno urtare l'anima.
Come mi hanno fatto urtare l'anima quelle centinaia di ottuse persone scappate come conigli nella notte di sabato e nella giornata di domenica, persone incapaci di comprendere la gravità dei propri gesti, incapaci di comprendere quel che ho detto sopra, che tutto è interconnesso.
Anch'io ho dei parenti a Milano , siccome come molti al Nord sono persone di grande senso civico sono rimaste lì a combattere la loro battaglia.
Poco fa su radio 1 padre Bianchi della Comunità di Bose ha detto una frase importante : " O ci si salva insieme o la nostra vita diventa una Maledizione", ed è proprio così.
Voi conigli fuggiti nelle vostre tiepide case come vi sentite quando vi guardate allo specchio?
Restate a casa come farò anch'io, se vi fa stare bene fate finta che sia una vacanza inaspettata, ognuno metabolizza questo dramma come può,ma pensate alle tante persone per cui #restoacasa non è una inaspettata sospensione dalla realtà ma un peso. Non pensate a me , pensate agli anziani soli isolati, a chi lotta in ospedale e alla sera arriva a casa sconvolto, a chi non può permettersi il film della serata con vinello perchè non sa già più cosa mettere in tavola per i figli. E allora scoprirete che per molte persone anche se è necessario farlo #restoacasa è solo un'offesa.
Senza retorica e senza peli questo penso.
Buona serata.

lunedì 9 marzo 2020

Come sopravvivere in tempi oscuri. Sarajevo Survival Guide.





La Guida di Sarajevo che si propone è davvero particolare e può darci forza in questi tempi oscuri e spingerci a trovare la speranza anche dove sembra non esserci.
Fu scritta tra l'Aprile del 1992 e l'Aprile del 1993 e faceva parte di progetto chiamato FAMA, portato avanti durante l'assedio di Sarajevo.
La Guida di Sarajevo redatta da FAMA, era una sorta di tragicamente ironica guida Michelin, e aveva il compito di accompagnare l'immaginario e improbabile visitatore attraverso la città, istruendolo su come sopravvivere senza trasporti, hotels, taxi, telefoni, cibo, negozi, negozi, caloriferi, acqua,informazioni, elettricità.
Si tratta di una guida per sopravvissuti, una parte di un futuro archivio che mostra la città di Sarajevo non come vittima, ma un luogo di sperimentazione per tentare di vincere il terrore, una sorta di surreale "Day After".
Come ogni guida che rispetti ha una mappa iniziale:



e una suddivisione in capitoli:


Varie le informazioni all'interno corredate da significative foto.

Così ecco la pagina dedicata ai piatti tradizionali :



Quella dedicata alle attività scolari:




Lo Shopping:




Mercati tradizionali:



Attività all'aria aperta:





Trasporti:



Musica, cinema, notizie:



Tutto questo per dirvi che dobbiamo prendere esempio dai nostri fratelli di Sarajevo, se ce l'hanno fatta loro durante un assedio durato anni possiamo farcela anche noi.
Anche con un po' di ironia e di spirito di adattamento, senza violare naturalmente le norme imposte dalla quarantena.

Hajmo Italia

lunedì 2 marzo 2020

Con il passaporto sbagliato. Viaggiatori e migranti nell'era del Coronavirus

Se c'è una categoria di persone che è stata finora duramente colpita dagli effetti collaterali dalla psicosi Coronavirus, è quella comunità dei liberi viaggiatori, di cui io sento di far parte senza alcun dubbio.
Per la prima volta nella mia vita non è un confine fisico o un confine tracciato ad impedire alla comunità dei liberi viaggiatori di viaggiare per il globo, ma la semplice appartenenza ad una nazionalità unito al  semplice fatto di aver solo in teoria "inalato" o "assorbito" il "super cattivo" di questa storia che tanto sa di fumetti e fantascienza.
Per la prima volta nella mia vita mi ritrovo ad avere il "passaporto sbagliato", ad essere nato nel "paese sbagliato",provenire dal "paese sbagliato".
E questo ditemi non vi ricorda qualcosa?
Mentre noi combattiamo con la realtà e le psicosi legate al virus e vediamo tutti i porti e aeroporti gradualmente chiusi come in un Risiko, e forse per la prima volta sperimentiamo l'esclusione, c'è chi alle porte dell'Europa che conta, quella che aveva addirittura ipotizzato di sentirsi unita, bussa con la forza della disperazione da mesi da anni senza essere ascoltato, ma anzi vien respinto e ora chiede con forza di entrare.
Per una volta abbiamo qualcosa in comune con questa massa di persone escluse dalla storia, quelle che De Martino mirabilmente descriverebbe in una nuova edizione de "La Fine del Mondo", il passaporto, la provenienza, la direzione sbagliata.
E così mentre queste persone che hanno perso tutto si dirigono con la forza della disperanza in direzione ostinata e contraria, noi sperimentiamo per la prima volta l'esclusione, il sospetto, il disprezzo.
Non siamo più italiani brava gente (ma non lo siamo mai stati in realtà) siamo ora untori, faciloni, inconcludenti, quasi dei primitivi che si aggrappano a credenze tipiche del sud del mondo, e forse un po' lo siamo.
Cosa ci differenzia però da queste persone in cerca di nuova vita?
La sicurezza, la speranza che tutto questo passerà e che ricominceremo di nuovo a volare, camminare, pedalare verso una meta che abbiamo scelto liberamente e che sarà solo e unicamente nostra.
Se c'è qualcosa di buono che ci deve insegnare questa emergenza, è l'apprezzare un valore incommensurabile che ha il nome di libertà, che si coniuga alla perfezione con la speranza, il rispetto, la resilienza, una nuova vita forse più piena di quella precedente.
Chissà se riflettendo profondamente in queste sere casalinghe non troveremo davvero qualcosa che di profondo ci lega con gli esclusi dalla storia di questo millennio e riusciremo a sentirli almeno per un momento toccante della nostra vita ... Fratelli.
Vi auguro di uscire da questa storia con la consapevolezza che è meraviglioso essere liberi insieme a tante altre persone libere.
Buon viaggio sempre e comunque.

giovedì 6 febbraio 2020

Percorsi nella memoria: L’importanza di essere onesti (e per questo scomodi) e di restare umani.




Si avvicina il giorno del ricordo, per alcuni un giorno che non dovrebbe esistere, caricato di mille masturbazioni cerebrali e da mille ipocrisie, una giornata di “parte” perché proposta da una sola parte, quella “sbagliata”, e per questo, non aggrottino il naso i miei amici di destra, “partigiana”.
Una giornata in cui si dovrebbero ricordare persone spesso gettate vive in cavita carsiche di nome foibe, ma che diviene un giorno di “derby” tra diverse tifoserie, in una gara assurda nel dimostrare che “la mia strage è più strage della tua … il mio è stato un olocausto … il tuo probabilmente … un atto di guerra conseguente ad un’occupazione illegittima”.
Tutto falso, tutto vero? Sta di fatto che nei giorni che passano tra il 27 gennaio al 10 febbraio si assiste a una gara a chi vilipendia in modo più forte la memoria dell’altro, e questo mi dà fastidio, mi provoca rabbia e perché no, incredulità.
Questo perché chi spesso denigra la memoria dell’olocausto, non sa cosa sia e non ha mai visitato un campo di concentramento, e chi considera l’infoibamento di persone un fatto minore nella nostra storia recente così come il conseguente esodo, non coglie come, tante, molte storie siano interconnesse.
A scanso di equivoci e per chiarire da dove voglio partire, tengo a ribadire con forza il mio essere antifascista, “partigiano” e di sinistra, e che penso che chi non comprende l’importanza di essere antifascista nel suo complesso di ideali non riuscirà a comprendere quello che sto per scrivere.
Sono anche una persona che per sua attitudine non si fida delle ricostruzioni proposte né da destra né da sinistra su alcuni fatti della nostra storia e che preferisce trovare la propria strada e farsi un’idea basata non solo sulle letture ma anche e soprattutto sull’incontro con chi, sfortunamente, alcuni di questi eventi drammatici ha vissuto.
E’ quello che la Sontang definiva porsi davanti al dolore dell’altro, non importa quale sia la sua parte, e ascoltarne il suono, il rumore, cogliere la storia tra le pause, i pianti e le difficili memorie.
Devo anche dire sempre per dovere di onestà, che mentre considero l’Olocausto l’espressione del male assoluto che si è sostanziato nel genocidio predisposto e configurato di popoli che avevano come unica colpa il fatto di essere nati e di avere un’origine “non arianamente definibile” e che nulla avevano fatto per provocare il disprezzo assoluto di un intero popolo, qualche distinguo va fatto riguardo alla questione foibe.
Non è vero come dice qualcuno che quelle terre siano da considerare da sempre italiane, è una distorsione della verità storica che non posso accettare. Le terre di confine che hanno diviso e ancora dividono quella che oggi chiamiamo Jugosfera dall’Italia sono state da sempre terre contese che in alcuni momenti della lunga storia dell’Europa hanno rappresentato anche tra i pochi esempi di multiculturalità. L’Istria e la Dalmazia hanno vissuto per secoli una storia fatta di intrecci e di scambi ma anche di scontri e confronti crudeli.
Molti dicono: "l’infoibamento dei “fascisti” era un atto di reazione all’occupazione italiana", in questo modo legittimando l’atto crudele dell’uccisione di essere umani nelle cavità carsiche.
Questa frase contiene a mio avviso alcune verità ma anche alcune tristi ipocrisie.
E’ vero ed è storicamente provato, che i territori dell’Istria e della Dalmazia vennero “colonizzati” da parte della popolazione italiana inviata ad “occupare” queste terre in nome del regime fascista. Ma è anche vero che l’appartenere alla nazione italica ed avere una tessera del partito fascista non faceva di tutti dei “volenterosi carnefici di Mussolini”. Sono sicuro che anche nelle vostre famiglie avete avuto il caso di nonni o bisnonni che erano “fascisti” solo perché non avevano la forza di opporsi al regime o perché non avevano la voglia di mettere al repentaglio la propria famiglia. Può essere questa la colpa, il reato che porta all’infoibamento?
Così insieme a tanti veri e propri fascisti, quindi persone che credevano davvero nella follia del Duce, si trovarono ad essere infoibati anche tutta una serie di persone, mogli, figli minori, anziani, preti, che probabilmente vivevano un fascismo solo di facciata.
Ora già mi immagino: "eccone un altro che sta per rivalutare il fascismo, tra un po' ci dirà che Mussolini ha fatto anche cose buone".
E invece no, non penso che Mussolini abbia fatto cose buone, ma penso che qualche persona durante il periodo fascista “nonostante Mussolini” abbia fatto delle cose buone.
E in memoria di questa gente, e non era poca, che in silenzio ha portato avanti la propria vita quotidiana sperando in cuor suo che tutto quello che stava avvenendo avesse una fine, che ancora una volta mi metto dalla parte dei vinti senza redenzione.
E in questo caso i vinti senza redenzione di questa storia che fingiamo di ignorare oppure sbeffeggiamo e vilipendiamo nel giorno del ricordo, sono quelle mogli che spesso non avevano diritto di scelta, quei bambini che pensavano di essere nati nel loro paese e che si ritrovarono gettati nel nulla o mandati indietro in una terra, l’Italia, che non poteva davvero essere la propria, quegli anziani che a quella terra che qualcuno più in alto di loro gli aveva assegnato dichiarando che era la loro terra si erano legati indissolubilmente, quelle persone che pure erano tante che avevano sperato in un altro domani.
Mi direte: "e allora i gerarchi? I militari che avevano massacrato croati e sloveni e gli avevano tolto il diritto alla loro lingua, cultura e religione?" Giusto c’erano anche loro, e per quello che hanno fatto meritavano di essere giudicati, ma da un tribunale e poi dalla storia, non dalla rabbia cieca.
Ancora: "ma allora anche tu pensi che i partigiani di Tito siano state delle bestie?"
No, assolutamente no, senza i partigiani in Europa non ci sarebbe stata la liberazione dal Male Assoluto. Ma bestie ci sono state ovunque tra i fascisti, tra i comunisti, anche tra persone di chiesa, tra semplici persone difficilmente catalogabili, ma come ripeto andavano giudicate e condannate.
Ed eccoci alla conclusione di questa riflessione, sperando che siate arrivati tutti a questo punto senza né osannarmi né condannarmi, nè considerarmi un ex antifascista o un addirittura un neo fascista.
La questione principale per me è questa.
In guerra si può scegliere di restare comunque umani, di scegliere davanti ad un essere umano che ha la “divisa”, la pelle, la lingua e la cultura “di un altro colore”, di vedere in lui un “uomo” nel senso universale del termine. Un uomo che come noi protegge quella che considera la sua terra, la sua patria e che per questa sarebbe pronto a morire, un uomo in cui potremmo vedere noi stessi come in uno specchio. Un uomo che come noi ha una famiglia, dei sentimenti, che crede in un Dio forse diverso dal nostro, ma che seppure si trovi dalla “parte sbagliata” (ma per lui dalla parte sbagliata ci siamo noi), merita comunque di essere giudicato in modo umano e civile.
Gli infoibamenti sono stati tutti il contrario di questo, giustizia sommaria preceduta da processi sommari, un atto supremo di disprezzo dell’umanità.
Ed è questo che io condanno, ed è per questo che oggi sono dalla parte di chi piange i propri morti.
Perché che tu sia fascista, comunista, partigiano, camicia nera, di fronte all'altro che non ha più altro destino che porsi nelle tue mani, tu hai sempre la possibilità di scegliere la maniera più umana di giudicare un uomo o una donna che consideri “sbagliate”.
E’ per questo che un giorno saremo giudicati, per tutte le volte che nonostante tutto siamo riusciti a restare umani.



domenica 26 gennaio 2020

Percorsi nella memoria. Il Campo di Concentramento di Crveni Krst e il memoriale di Bubanj a Nis (Serbia)


Come ogni 27 gennaio vi propongo una visita ad un luogo della memoria. Per la ricorrenza di quest’anno non avevo pensato a nulla di particolare, avevo pensato di riproporvi i reportage degli anni precedenti in una sorta d’antologia , ma … spesso la storia ti viene a cercare senza che tu abbia fatto programmi, e che sia la memoria a trovare te.

Quando sono arrivato a Nis, nel sud della Serbia non pensavo di trovarvi due luoghi della memoria così importanti e invece.




La mattina al risveglio a poche centinaia di metri dalla stanza presa in affitto mi trovo a svoltare sulla strada principale che porta al centro, e proprio dinanzi a me trovo un segnale che indica il Campo di Concentramento di Crveni Krst (Croce Rossa).



Pochi metri dopo si staglia davanti a me un lungo muro grigio con un portone altrettanto grigio, l’ingresso al luogo in cui era stato installato il campo di concentramento.


Non mi sarà possibile visitarlo purtroppo, il lunedì come gran parte dei musei in tutto il mondo, il memoriale è chiuso, ma riesco comunque a fare qualche foto dalle feritoie sul muro da cui le guardie osservavano il mondo esterno.




Il campo di Crveni Krst, che prende il nome da una croce rossa che si trovava nei pressi, era gestito dalla Gestapo . Originariamente un campo di transito, “ospitò” tra le sue mura serbi contrari al regime, ebrei e rom. Fu costruito nel 1941 e liberato dai partigiani jugoslavi nel 1944. Vi furono internare più di 35.000 persone, di queste circa 10.000 vennero uccise barbaramente.



Strettamente legato al Campo di Crveni Krst è il memoriale che si trova in località Bubanj, raggiungibile in bus (n.8), dieci minuti dal centro di Nis. 


In questa località nel febbraio del 1942 ci fu la prima esecuzione di massa, a cui ne seguirono, purtroppo, molte altre.

Il monumento brutalista " I Tre Pugni" opera dell’architetto Ivan Sabolic, simboleggia le tre categorie di persone barbaramente massacrate sul monte Bubanj, uomini, donne e bambini, fu inaugurato il 13 ottobre 1963, giorno in cui si commemora ogni anno la liberazione di Nis.




Sul rilievo del monumento trovano posto le parole di Ivan Vuckovic: "Dal sangue dei comunisti e dei patrioti questi pugni sono nati, pugni di ribellione e monito, pugni di rivoluzione, pugni di libertà. Noi siamo stati colpiti ma non siamo morti e mai ci siamo sottomessi. Abbiamo schiacciato l'oscurità e spianata la strada verso il sole".




Ma tutto il monte è divenuto un simbolo della resistenza alla barbarie.



La prima parte del memoriale, la foresta stessa, rappresenta il posto i cui i partigiani combatterono per la libertà, il sentiero che porta al memoriale rappresenta i passi dei patrioti nella loro lotta  verso la libertà.


Al termine di questo breve ma intenso percorso nella memoria trova posto il primo memoriale posto sul monte nel 1950 nel luogo in cui ora si trovano i Tre Pugni, una semplice piramide di pietra sormontata da una stella.


Per ricordare che anche questo è stato e chi i campi in europa ha liberato.

Beldocs festival tra memoria e attualità? E se quello che vediamo non fosse davvero "fiction"?

Si è aperto mercoledì con la proiezione di "Another Spring", film serbo in prima visione su come la Jugoslavia nei primi anni se...