lunedì 28 dicembre 2020
Pensando al futuro che verrà !
Questo era il periodo dell'anno in cui si facevano i primi progetti per l'anno a venire. Alcune volte erano solo degli abbozzi, delle previsioni, delle speranze, in molti casi si trattava di certezze.
In questi ultimi giorni dell'anno con i Rockers (i due Fabio e Roberto) iniziavamo a programmare l'estate "rock" dell'anno successivo con la scelta e la prenotazione dei concerti "must see" dell'anno successivo. Era successo anche un anno fa e meno male che avevamo comprato solo i biglietti dei Pearl Jam e dei Kiss, concerti che vengono riproposti anche quest'anno ma che chiaramente potrebbero di nuovo saltare a meno di non chiedere certificazione vaccinale all'ingresso.
Era poi il periodo in cui inziavo a programmare i miei viaggi in compagnia o solitari.
L'anno si sarebbe apeerto con quello che è ormai da anni un classico di inizio anno, il Festival Kustendorf tra i monti al confine tra Serbia e Bosnia di cui ho già narrato in un breve Diario di Viaggio (https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/racconti/486684/diari-di-viaggio-5/?fbclid=IwAR0s-zKpGrBMHe2aarwQ6uyMTJgvBeHRgv3XzvBSalkOS571U0JxfgSfbbk) ma di cui finalmente ho qusi pronto un libro che racconta non solo il festival ma la storia di terre di confine in cui si sono incontrati e scontrati mondi diversi.
Un luogo ricco di narrazioni alcune di difficile interpretazione,ma che non riescono assolutamente a "inquinare" i luoghi meravigliosi che vi invito appena possibile a visitare.
Era questo il periodo dell'anno in cui, come detto, si iniziavano a programmare i viaggi.
Ammetto di essere un balcanocentrico, e che molti viaggi avrebbero avuto come cuore l'ex Jugoslavia e la Bulgaria un paese scoperto quasi per caso qualche anno fa e che mi affascina sempre di più, ma ci sarebbe stato sicuramente molto altro.
Ci sarebbe stato il mare, sicuramente, e qualche breve viaggio verso la Spagna che è stata per anni luogo di seconda residenza, o il Portogallo che mi affascina e mi commuove sempre.
Sarebbe stato ...
Mi accorgo di parlare al passato già di un anno ancora da venire, e questo non è bello, e allora guardiamo a quanto fatto comunque in un anno "sbagliato" come questo 2020.
Ognuno ha esorcizzato le sue paure come ha potuto, io l'ho fatto nel modo, che penso, so fare meglio, scrivendo, spesso solo per me altre volte condividendo con gli altri paure e speranze.
Da questo tentativo di condivisione sono nate alcune piccole cose che in questo finale di anno voglio ricodarvi sperando vi piaccia leggerle o rileggerle.
Ho tenuto su questo blog una sorta di Diario della prima quarantena (Safe Area Italy) che inizia il 10 marzo del 2020 con il primo post sul blog (http://trabalcanieatlantico.blogspot.com/2020/03/safe-area-italia-la-vita-quotidiana-ai.html) e che continua per una paio di mesi in modo come sempre frammentario. Ho deciso di aderire all'iniziativa della Professoressa Anna Iuso donando il Diario all'Archivio della Quarantena i cui materiali saranno custoditi nel Laboratorio di Antropologia delle immagini e dei suoni Diego Carpitella (https://www.uniroma1.it/it/notizia/racconta-la-tua-quarantena-diventa-parte-della-storia-di-questo-presente?fbclid=IwAR1lw4XyNtOsIsWxQZiIlOk_agk3MNgL8gGv32KlUgN8dvg7CmPpiAlHu_s) a memoria di quanto vissuto.
Sempre in abito antropologico ho scritto anche una breve riflessione sulla perdita di senso, partendo da un brano tratto da quel meraviglioso libro di De Martino, "La Fine del Mondo", che propone chiavi di lettura anche per il nostro presente. Il contributo "La fine del mondo come lo conosciamo" lo trovate sulla pagina dell'ANPIA (https://anpia.it/la-fine-del-mondo-come-lo-conosciamo/).
La riflessione su quanto stavamo vivendo si è legata alla solidarietà. E' stato un piacere e un onore contribuire a due volumi pubblicati dalla casa editrice Infinito Edizioni di Luca Leone i cui proventi sono andati e ancora possono essere dati in beneficienza.
Il racconto "Cenere" è stato inserito nell'antologia "Il Prima e il Dopo" (https://www.infinitoedizioni.it/news/dal-contest-il-prima-e-il-dopo-disponibile-le-book/) i cui proventi vanno all'associazione Agop onlus associazione di oncologia pediatrica (https://www.agoponlus.com/?gclid=Cj0KCQiA_qD_BRDiARIsANjZ2LBuy9x0fwCWiq_VRWr45gazCFPxClAmNcdOQAm6TocJjFoYif9HQlAaAsNSEALw_wcB).
Una seconda riflessione che riprende una frase ben conosciuta del giornalista sportivo Ezio Luzzi "Nel periodo non collegato" è stata pubblicata nell'e-book "Vicini e Lontani. Riflessioni dopo la tempesta" (https://www.infinitoedizioni.it/prodotto/vicini-e-lontani-e-bookemozioni-dopo-la-tempesta/) i cui proventi vanno all'associazione Spid Club primo gruppo di nuoto per ragazzi con disabilità fondato in Bosnia nel 2015.
Esorcizzando le paure e immaginando mondi uronici sono ritornato a parlare dei miei amati fumetti e lo devo anche da una grande persona, Mario Benenati, che dopo aver recuperato alcune mie vecchie recensioni per Glamazonia, mi ha spinto a scrivere ancora di fumetti e a partecipare ad un grande progetto in memoria di Gianni Rodari.
Durante il lockdown di marzo-maggio 2020, ho iniziato a rileggere tutte le opere dell'Universo Eternauta e sul sito di Fumettomania trovate in quattro densissime puntate la mia analisi di opere in alcuni casi ancora inedite in Italia (https://www.fumettomaniafactory.net/il-primo-eternauta-storia-di-un-capolavoro-di-un-romanzo-incompiuto-e-la-costruzione-di-un-nuovo-mondo/).
Il mio contributo invece all'interno del progetto per i 100 anni di Rodari lo trovate invece qui https://www.fumettomaniafactory.net/rodari-il-pioniere-e-il-partito-cronaca-di-una-scoperta/.
Due racconti brevi a cui sono molto legato sono stati pubblicati su due siti web e spero trovino presto pubblicazione cartacea.
Il primo è frutto di una partecipazione ad un progetto meraviglioso. L'associazione culturale Civico Zero acquista all'asta un pacco di rullini mai sviluppati e scopre che si tratta di foto di una famiglia vissuta nella conurbazione di Randstad (una serie di paesi compresi tra Amterdam e Rotterdam) negli anni sessanta del novecento. L'Associazione al fine di raccogliere fondi per lo sviluppo delle tante foto, ha la bellissima idea di indire un concorso. Ad ogni partecipante verrà inviata una foto e da quella foto lo scrittore dovrà "inventare" una storia. La mia s'intitola "Oltre la tenda" ed è una piccola storia di donne alle prese con ricordi dolorosi e riconciliazioni mancate la trovate qui https://randstad1969.com/2020/10/26/oltre-la-tenda-di-damiano-gallinaro/).
Un'altra storia di dolore e violenza archetipo di tante storie vere di donne violate e abusate durante i mai dimenticati conflitti in terra ex Jugoslava è quella che è ospitata dalle pagine di Sguardo ad Est, "Sale e Argento. La Storia di Mirjana" (http://www.sguardoadest.it/new_blog/sale-e-argento-la-storia-di-mirjana/).
Tante sono però ancora le piccole, grandi cose che ancora restano nel cassetto in attesa di essere pubblicate, ma ho imparato che non bisogna avere fretta ogni cosa ha il suo tempo.
E così sul finire di quest'anno difficile con la mia amica Nadia (A me mi piace viaggiare https://www.facebook.com/amemipiaceviaggiare) stiamo lavorando sul mio nuovo sito personale in cui troverete tutto il mio mondo.
E poi segnatevi questa data 1 febbraio 2020, un mio lavoro esce dal circuito dell'autopubbicazione e trova un suo degno posto nel mondo editoriale (non che l'autoproduzione non lo sia ma questo è una riflessione per un altro post), stay tuned.
E' tutto o quasi, qualcosa dimentico di sicuro.
Vi auguro, non so in realtà cosa augurarvi realmente, vi auguro di "ritonare a vivere", di riassaporare la libertà che tanto davamo per scontata, di respirare a pieni polmoni l'aria di mare e di abbracciare di nuovo chi vi ama.
Buon viaggio nel 2021.
sabato 19 dicembre 2020
Vlada, Ciro e il miracolo di Natale
Vlada si accende la sigaretta e guarda nel buio della notte che viene, prende il visore ad infrarossi e scruta nel buio alla ricerca di qualcosa.
E' una sera come tante, tranquilla senza molto da dire, lunghe ore l'aspettano da passare nella notte.
Ad un certo punto si volta e sente un rumore tra i cespugli, sa benissimo chi è.
"Ehi Ciro", esclama Vlada, "anche oggi tardi eh ? Cos'è MIlena ti ha trattenuto più del dovuto?"
Ciro getta la sigaretta: " Eh sai amico è così ... Milena è una donna che quando ti prende non ti lascia più ".
"Stai attento amico ... non posso coprirti sempre ... e poi ha un marito no?
"Ah non è un problema ... il marito lavora sempre alle miniere ... e torna solo il fine settimana e io il fine settimana sono sempre da un'altra parte" , ride sornione " qui come va? Tutto tranquillo?".
Vlada sarcastico: " Mi fa piacere che ti interessi anche di questo ... ".
Vlada riprende il visore e guarda nel buio sospirando: " Come sempre ... d'altronde chi vuoi che attraversi questo confine posto nel nulla ... che divide tre paesi ... in una notte come questa ... è davvero impensabile ... " guarda nel vuoto poi si scuote: " a proposito ... hai portato la Rakja?".
Ciro estrae qualcosa da una sacca: " Si si ... chiaro ... tutto pronto ... la famosa Rakja di Milena però te lo dico fratello ... troppo alcool ti farà male ... ".
Vlada sorride: " Da quand’è siamo fratelli ... a te invece il troppo sesso ti farà ammazzare ...".
Ciro si siede sulla scomoda sedia in ferro e si stiracchia: " Una volta eravamo fratelli ricordi?".
Vlada: " Una volta ... hai nostalgia della stella rossa?".
" La squadra di calcio " ride Ciro.
Vlada scuote il capo: " E dai che hai capito ...".
Il tempo passa tra uno scherzo e l'altro, una barzelletta e qualche riflessione seria indotta dalla rakja, cose da soldati, così per passare il tempo, qualche filmato su youtube, o su altri portali che qui è meglio non menzionare.
Le palpebre ogni tanto si appesantiscono, l'aria diventa più fredda e la stufetta non riesce più a riscaldare, neppure l'alcool sembra fare effetto.
Qualcosa sta cambiando nell'aria e Vlada lo percepisce.
"Ehi Ciro sento che qualcosa cambia nell'aria".
Ciro che si era assopito si scuote: "Si? Cos'è ti duole il ginocchio ferito a Foca?"
Vlada scuote il capo: " No ... sul serio ... c'è qualcosa di strano nell'aria ... qualcosa di impercettibile come se qualcosa stesse per accadere ... ".
Ciro si alza e si avvicina al vetro: "Dai dai ... passami il visore ti faccio contento ... scruterò ancora nel nulla come sempre ...".
Ciro prende il visore se lo porta al viso e per un lungo, lunghissimo tempo guarda in quello che loro hanno sempre considerato il nulla.
"Vlada ..."
"Si..."
"Mi sa che avevi ragione ... non riuscirai ad immaginare cosa sto guardando nel visore ..."
Vlada si fa passare il congegno e guarda anche lui in quello che hanno sempre considerato "il vuoto", e che ora sembra essere colmato dalla presenza di sei forme vitali rilevate dall'infrarosso, apparentemente umane e che avanzano nel buio.
"MI sembra incredibile Ciro ... c'è gente che viene verso di noi ...".
"Che siano animali?" riflette Ciro.
"Ma no guarda ... sono forme umane te lo assicuro ... e si avvicinano eh ..."
Ciro d'istinto mette mano al suo fucile si cala il cappello esce dalla garitta e lo punta nell'oscurità, Vlada invece resta nella garitta, in attesa di capire cosa stia accadendo davvero.
E alla fine avviene qualcosa, miracolo, disgrazia, sorpresa, umano e inumano allo stesso tempo. Alcune persone emergono dal buio cosmico di questo bosco ancestrale su un percorso che neanche i camionisti preferiscono e pochi contadini attraversano.
Vlada e Ciro si guardano e comprendono come la loro vita sta per cambiare del tutto.
Ciro si scuote: "Ma chi sono queste persone?"
Vlada leggermente infastidito: " Ah guarda Ciro non riesco a capire, sono ancora troppo lontane ... proviamo a spaventarli, proviamo ad urlare ..."
Così nel cuore della notte iniziano ad urlare nel buio, intimando l'alt, cercando in qualche modo di far comprendere che stanno per attraversare una frontiera, perchè forse non se ne rendono neanche conto, ma la frontiera esiste anche in piena montagna.
Poi quel che accade è sospeso nei ricordi di questi uomini resi duri dalla vita militare, più delle volte apatici, che non riescono a dare un senso alla loro vita, e si trascinano giornalmente tra alccol e donne.
Quel che sta per accadere cambierà la loro vita apparentemente in modo impercettibile ma in modo irreversibile.
Quelle che si trovano davanti sono sei persone " Sono due donne ... due bambini e due uomini ..." esclama Vlada sorpreso.
"Da dove possono essere partiti? Il primo villaggio nei dintorni è a una ventina di chilometri e poi li conosciamo tutti ... chi di loro si metterebbe in marcia a piedi di notte? " .
Vlada non parla, più guarda nel vuoto abbracciando il suo fucile in preda ad un forte presentimento.
Improvvisamente uno degli uomini si pianta davanti a Vlada, si inginocchia per terra e alza le mani, poi è la volta del secondo uomo che giunge le mani in segno di preghiera e quasi stramazza al suolo e poi le due donne velate che si avvicinano e infine una bambina e un bambino piccoli, impauriti, infreddoliti da una notte che è sempre più fredda al confine del nulla.
Ed eccoli davanti a questi due militari la cui vita sta per cambiare.
"Vlada" esordisce Ciro rompendo il silenzio "penso siano migranti profughi ... non so ... dobbiamo chiamare qualcuno ... ".
Ciro sorride amaro: " E chi vuoi che chiamiamo ... il Comandante? Neanche ci crederà e se ci crede sono solo problemi ... guarda sono distrutti ...".
Vlada scuote il capo : "Si ma ... il nostro dovere ... è chiamare il Comandante ... devono essere ... come dire ... respinti ... non possiamo ospitarli ... il nostro paese non ha neanche dei centri adatti ... non si è mai visto che dei rifugiati passino per il nostro paese ... ma lo sanno dove sono finiti? Si saranno sicuramente sbagliati ...".
Ciro china il capo e getta il mozzicone di sigaretta: " Beh ... forse sbagliando strada sono capitati nel posto giusto ... ".
Vlada è sorpreso: " Che vuoi dire su ... sii realistico".
Ciro lo guarda con serietà: " Hai forse dimenticato il dovere di accoglienza che da sempre è sacro tra le nostre genti? Nessuno deve sentirsi straniero e abbandonato se attraversa il nostro suolo."
Vlada scuote il capo: " Non ... non ho dimenticato ... ho solo paura per loro e chiaramente paura per noi ...".
Nel frattempo davanti a loro i due uomini non si sono mossi, uno è ancora a mani giunte l'altro quasi prono per terra, i bambini presto iniziano a piangere, le donne li stringono a se.
E questi due militari il cui unico pensiero era su come avrebbero passato il giorno libero da li a poche ore sembrano come scuotersi da un sogno o da un incubo, e si avvicinano in modo guardingo a queste persone Ciro con il fucile spianato, Vlada con il visore penzolante dal collo.
Si avvicinano e cercano di parlare con questa gente venuta dal nulla, tentano nella loro lingua, ma i due uomini guardano impauriti, sembrano non capire, poi tentano con uno stentano inglese, chiedono da dove vengono e dove sono diretti.
Uno degli uomini sussurra: "Afghanistan".
Ciro ha un groppo in gola: "Afghanistan ... da così lontano ... incredibile ...", e pure lui che è un uomo che molto ha già vissuto, ha vissuto sulla propria pelle l'odio e il pregiudizio il dolore, ha un attimo di esitazione, si gira verso Vlada che è quasi paralizzato e che sembra abbia le lacrime agli occhi, ma forse è il freddo della notte, e non riesce a pronunciare altro.
"Noi abbiamo il dovere ... li dovere di avvisare che questa gente è qui ..." ribadisce Vlada ora però sempre meno sicuro.
Vlada è il superiore diretto di Ciro, tocca a lui decidere, sta per prendere la radio ma si volta di nuovo verso Ciro e poi inaspettatamente dice nella sua lingua agli sventurati "Hajde", “forza seguitemi”, e li invita ad entrare nella piccola garitta dove alloggiano durante il turno.
I due uomini si guardano in modo interrogativo, non sanno se possono fidarsi, poi guardano le donne che stringono i bimbi e allora decidono di accettare l'invito del militare.
Nella garitta non fa caldo, ma neanche freddo, i due uomini si guardano intorno, ci sono dei nudi di donne alle pareti, istintivamente coprono gli occhi dei bimbi, mentre i militari imbarazzati cercano goffamente di coprirli o di strapparli dalle pareti.
Una delle due donne seppur a capo chino sorride, non deve avere molti più anni di Vlada e Ciro.
I due bambini si siedono per terra, guardano i bicchieri e la grappa, non ci sono biscotti ne latte, uno dei due uomini fa segno di avere fame.
Ciro si scuote: " Biscotti si ... ora chiamo ...".
Vlada lo blocca: "Chi il Comandante? e gli dici che abbiamo bisogno di biscotti?"
Ciro continua: " Si certo guarda ... qui avamposto Est a Base ..."
"Avanti", una voce gracchiante dall'altro lato dell'etere.
"Comandante abbiamo bisogno di ... biscotti ... latte ..."
Una risata decisa e sonora dall'altra parte prelude al seguito: " E da quanto hai bisogno di biscotti Ciro ... non ti basta il tuo che inzuppi sempre nel latte degli altri... ? Che cosa vi siete bevuti? cos'è magari volete anche del formaggio pane , una bella scampagnata vero?"
Ciro si porta le mani al viso: "Signore venga qui e capirà ...".
Dall'altra parte un grugnito: " Se mi state prendendo per il culo stavolta vi mando dove sapete ... sono stanco di sopportare le vostre stranezze ... sto per venire li e spero proprio che abbiate un vero motivo per tutto questo ... ah e sia ben chiaro che non ho biscotti ne latte..."
I due militari restano in attesa, mentre gli ospiti imprevisti in silenzio cercano di capire dove sono finiti. I bambini sono curiosi e così iniziano a giocare con alcuni oggetti che si trovano all'interno della garitta.
Vlada e Ciro cercano di evitare il peggio e i bimbi intimoriti ritornano nel loro angolo.
Dopo qualche decina di minuti arriva una macchina e ne scende il Comandante di Guarnigione, lo sguardo tra l'assonnato e il severo, accompagnato dal suo attendente.
Guarda i due e scuote il capo, poi guarda verso la garitta e resta di pietra.
Si avvicina, apre la porta e guarda a lungo in silenzio i sei malcapitati, difficile comprendere cosa passi per la sua mente, sembra quasi avere difficoltà a reprimere qualcosa che sale dal profondo.
Senza voltare il capo chiama con un segno Vlada e Ciro che si avvicinano timorosi:" Chi sono ?"
Ciro parla in modo diretto: " Chi sono signore? Provi a immaginarlo ... per quanto possa sembrare impossibile che siano arrivati fin qui."
Il Comandante scuote il capo: " Avranno sbagliato strada ... nessuno viene nel nostro paese a chiedere asilo, passerebbero solo dalla padella alla brace ... non abbiamo neanche un vero paese ... non sappiamo neanche noi chi siamo ... ditemi qualcosa in più ..."
Ciro ironico: " Perchè non prova a chiederlo a loro ...".
Il Comandante lo guarda: " Sei sempre il solito idiota ..."
Vlada si avvicina al Comandante: "Che facciamo ora?"
L'uomo è interdetto guarda i due bambini, poi le due donne e quei due uomini umiliati e ricorda qualcosa che da sempre cerca di cacciare via nel profondo del suo animo, sbuffa, abbassa il capo poi si rivolge verso i due militari: " E' Natale quasi no ... tu Vlada non sei cattolico?".
Vlada annuisce.
Si rivolge verso Ciro: " Fai così va dalla tua amica Melania ...".
Ciro si inalbera: " Ma Signore cosa vuole insinuare ...".
Il Comandante sorride: " Ma se lo sanno tutti ... comprese le pietre ... tranne il marito che ha la testa e il cuore duro come la pietra ..." guarda di nuovo di bambini " va da lei e fatti dare qualcosa da mangiare e da bere e delle coperte ... e ... domani li voglio lontani da qui ...".
Vlada si avvicina al Comandante: " ma Signore se lo scopre qualcuno?".
"Sono io quel qualcuno che dovrebbe scoprirlo no? Quindi ..." il Comandante guarda di nuovo verso le sei persone e poi di nuovo Vlada e Ciro "voi non ricordate ... io si ... se avessimo avuto anche noi qualcuno pronto ad aiutarci chissà se non fosse finita in modo differente .... E' vero portiamo delle divise e siamo in qualche modo addestrati ad offendere ... ma chi c'è da offendere stanotte qui? La vita stessa è stata già offesa ... possiamo solo guadarci un pezzo di purgatorio se qualcuno ci crede ... stanotte ...".
Vlada si allontana guarda Ciro e lo invita ad andare.
Ciro quasi corre verso il case sparse a ridosso del confine.
Dopo una mezz'ora arriva Melania, bella come un Madonna che porta ai disperati pane e speranze.
I miliari si allontanano, il Comandante dice: " Lasciamo che sia la grazia e la dolcezza dell'essere madre a prendersi cura di loro ... ci sono momenti in cui ci si può fare solo da parte ...".
Ciro e Vlada guardano quell'uomo che hanno spesso mal giudicato e si guardano a vicenda, sono forse migliori di quanto vogliono apparire.
Melania si volta verso Ciro ha il volto raggiate di chi è pronta ad amare sempre.
E arriva l'alba e con se il Natale.
Ciro pone una mano sulla spalla di Vlada " Buon Natale fratello".
Vlada non risponde per lui rispondono gli occhi colmi di lacrime.
Dopo qualche minuto Vlada riesce a parlare: " Non sta accadendo vero? Lo stiamo sognando sarà stata la troppa rakja ...".
Il Comandante si appresta ad andare via : " vedila come vuoi Vlada ... a me sembra solo un grande miracolo , ma tra poco per questa gente l'incubo continuerà mentre noi saremo nel caldo del letto ... ma per qualche ora ... beh ... che sia Natale anche per loro che ci credano o no ...".
L'alba sorge piena di colori tenui e speranze appena fiorite, Vlada prende il suo sacco e raccoglie le sue cose, Ciro passa il braccio sulle spalle di Milena, mentre davanti a loro sei esseri umani si apprestano ad un nuovo giorno di cammino cercando una via verso un domani migliore, sperando di incontrare ancora uomini di buona coscienza.
Che sia Natale sempre, anche oggi, anche in questo tempo sbandato e sospeso.
Perchè a volte i miracoli accadono.
lunedì 7 dicembre 2020
Skrei: in viaggio con Valentina Tamborra nelle terre estreme.
" A Skirda in antica lingua vichinga significa viaggiare, migrare, muoversi in avanti, da questa espressione deriva il termine Skrei".
Lo skrei è anche un particolare tipo di merluzzo norvegese che compie ogni anno una vera e propria migrazione nel Mare di Barents verso acque più calde della costa norvegese.
Ed è proprio il viaggio al seguito non solo dello Skrei ma soprattutto dei coraggiosi e tenaci pescatori norvegesi quello che negli ultimi anni ha impegnato Valentina Tamborra.
Ho conosciuto Valentina quasi per caso ( ma poi esiste davvero il caso? O due persone sono per qualche motivo destinate a incontrarsi?) in occasione di un convegno sulle culture del mondo nella Bassa Bergamasca, così colpita a marzo scorso dalla terribile pandemia che stiamo vivendo. Quello che mi ha colpito subito di Valentina è la profondità dello sguardo che trasmette anche ai suoi lavori, che hanno uno sguardo etnografico.
Dovevamo anche tentare di portare avanti insieme un progetto, ma alla fine anche per la mia mancanza di tempo non se n'è fatto nulla ma non si può mai dire, ma ho continuato a seguire Valentina nel suo viaggio, anzi nei suoi viaggi affascinato dal mondo che ci raccontava.
Valentina ci racconta una storia di migrazione , di ricerca , di scoperta che parte addirittura da Venezia, perchè veneziano era Pietro Querini che nel 1432 naufragò con il suo equipaggio alle Lofoten scoprendo un mondo fantastico.
Valentina si fa accompagnare nel viaggio da un discendente di Querini descrivendo un viaggio che è quanto mai attuale e che partendo dall'Archivio Vaticano tocca Venezia , Svolvaer, Henningsvaer e infine l'isola di Rost , l'isola più a Nord della contea di Nordland.
Skrei è anche una Mostra che è stata inaugurata a Milano presso la Fondazione Stelline il 3 novembre e al momento solo "sospesa" come il tempo che stiamo vivendo, in attesa di riprendere il suo viaggio. Qui trovate i link :https://stelline.it/it/la-fondazione/mostre/skrei-il-viaggio-03 22112020, mentre a questo link a questo link trovate una bella presentazione della mostra https://www.youtube.com/watch?v=gmoW06FWZus trovate un bel video della presentazione della mostra.
Il viaggio di Valentina continua e chissà dove ci porterà nei prossimi mesi, seguite gli aggiornamenti sul suo sito ufficiale www.valentinatamborra.com
Spero di avervi incuriosito.
Se volete acquistare il bellissimo libro fotografico di Valentina ecco il link: https://www.silvanaeditoriale.it/libro/9788836647026.
Buon viaggio sempre.
mercoledì 4 novembre 2020
Bolla prossemica e distanza sociale. Riflessioni sullo spazio vitale e umano.
Qualche tempo fa stavo seguendo una partita di calcio e ad un certo punto il commentatore disse piu' o meno questa frase: "ed ecco (giocatore X) chiuso nella sua bolla prossemica cerca un varco per servire l'attacante.
Bolla prossemica, che meravigliosa parola. Decisi si approfondire.
Cos'e' quindi la bolla prossemica e perche' e' importante parlarne proprio in questi tempi sospesi?
Hall cosi' definisce la bolla prossemica:"Basandosi sul fatto che tutti noi abbiamo uno spazio personale che ci separa e ci protegge dal resto del mondo, e quindi abbiamo delle aspettative su come dovrebbero comportarsi le altre persone, è naturale che eventuali deviazioni generano una nostra reazione.
Questo spazio, che consideriamo il nostro territorio personale e che ci aspettiamo che venga rispettato e non invaso, viene detto bolla prossemica, perché si sviluppa tutta intorno a noi. Ad esempio, se qualcuno ci chiama e ci avviciniamo per rispondere, la distanza in cui ci fermeremo dall’altro sarà il nostro spazio prossemico, cioè quella distanza mentale e relazionale che vogliamo avere da quella persona.
Lo spazio che quindi ci separa dagli altri è uno spazio mentale, esiste nella nostra mappa del mondo e viene detto appunto spazio prossemico o bolla prossemica".
Quindi si tratta soprattutto di una questione di distanze ma quali distanze, quanto dobbiamo sentirci lontani dall'altro per preservare il nostro spazio mentale?
La gestione del territorio nella prossemica comprende anche la regolazione della distanza spaziale, che viene distinta da Hall in quattro tipi:
Zona intima – si tratta della distanza delle relazioni intime, che viene intesa come la zona di proprietà ed è compresa fra 0 e 0,5 m circa.
Zona personale – si tratta della distanza che teniamo con gli amici, con i colleghi al lavoro, che consente di vedere e toccare l’altro ma non percepirne l’odore ed è compresa fra 0,5 e 1 m circa.
Zona sociale – si tratta della distanza con cui ci teniamo dalle persone che consideriamo estranee e con cui ci sono interazioni più formali ed è compresa fra 1 e 3,5/4 m.
Zona pubblica – si tratta della distanza tenuta quando ci troviamo in luoghi pubblici e va oltre i 4 m.
Dove si situa quindi la famosa distanza sociale di cui si parla tanto da mesi?
Se consideriamo la distanza sociale come richiesta dalle normative anti-covid, compresa da 1 a 2 metri, questa si trova a ridosso tra la zona personale e la zona sociale.
Ragionare su cos'e' la bolla prossemica e la distanza sociale puo' forse aiutarci a ridefinire la questione "distanza" e dare un valore sempre piu' forte e positivo alla nostra "bolla prossemica" che puo' essere il luogo in cui dare senso anche a quello che sembra non averne.
Nei prossimi giorni spero di raccontarvi alcune storie che "vivono" nella mia bolla prossemica, quello spazio sacro in cui anche prima della pandemia difficilmente qualcuno sarebbe riuscito a violare.
E voi quante storie, emozioni, speranze racchiudete nella vostra bolla prossemica?
giovedì 27 agosto 2020
Coex 2020: In viaggio nella Jugosfera. Quindici anni di nomadismi balcanici. Presentazione progetto personale.
Damiano Gallinaro
Letteratura e video
2005-2020: In viaggio nella Jugosfera. Quindici anni di nomadismi balcanici.
Coex 2020_ Nemi 12 settembre 2020 ore 16-17_Palazzo Ruspoli.
Nell’inverno del 2005 con il primo viaggio a Gorizia iniziavo una lunga stagione di viaggi nei Balcani, principalmente nella regione che viene definita da Tim Judah “Jugosfera” e che sostanzialmente identifica il territorio che una volta conoscevamo come Jugoslavia.
Nel corso degli anni mi sono avvicinato gradualmente, come in un viaggio iniziatico, a quello che considero non solo geograficamente il cuore della ex Jugoslavia, quella Bosnia di cui si parla molto ma di cui si comprende poco.
Ma non si può comprendere davvero la Bosnia senza comprende i suoi vicini, soprattutto la Croazia e la Serbia che hanno condiviso con la prima anni di distruzione e lacerazione non solo morale ma anche fisica e culturale.
Nel corso di questi quindici lunghi anni, ho avuto la fortuna di incontrare persone straordinarie, di raccogliere storie spesso dolorose, di visitare luoghi off-road , spesso non indicati sulle mappe. E queste storie e questi luoghi sono la base di tutto ciò che come autore ho realizzato nel corso di questi anni.
Attraverso video, foto e narrazioni vi condurrò fino a Srebrenica e oltre sperando di poter condividere con voi l’essenza di un paese così vicino ma spesso così lontano.
Il viaggio è come la conoscenza ogni giorno si aggiunge un piccolo tassello, un passo, sulla via della comprensione e della condivisione.
Vi invito a viaggiare con me.
Riferimenti:
Damiano Gallinaro, L’Isola di Brumalia, 3° ed., ilmiolibro, 2019
Damiano Gallinaro, L’Uomo di Selo e altre solitudini balcaniche, Passerino ed., 2018
Damiano Gallinaro, Grand Hotel Desyatka, ilmiolibro, 2020
Bio Damiano
Damiano Gallinaro nasce a Formia (LT) il 31.07.1971, ma da sempre vive tra Gaeta, Roma e il Mondo. Nel 1989 vince il Primo Premio Adista-Dossier Sezione Poesia con il componimento “Storie di Guerra”, il suo primo lavoro sui Balcani. Da allora la ricerca di una spiegazione ai perché di una guerra atroce lo spinge dopo la laurea in Giurisprudenza nel 1996, a percorrere le strade dell’antropologia. Nel 2011, dopo essersi laureato in Teorie e Pratiche dell’Antropologia, dopo un percorso di ricerca di tre anni, si addottora in etnologia. Nel corso degli anni ha partecipato a numerosi convegni etnologici e a vari concorsi letterari, alcune poesie sono state selezionate per importanti antologie. Oltre a tre pubblicazioni di carattere antropologico, ha il racconto lungo “l’Isola di Brumalia”, "il mio libro" editore (2014). Nel dicembre del 2016 vince il Primo Premio “Affabula. L’arte di raccontare storie”, Sezione “Racconto Breve” con un racconto di ambientazione balcanica dal titolo “L’Uomo di Selo”, pubblicato nel 2018 nella silloge dall'omonimo titolo "L'Uomo di Selo e altre solitudini balcaniche" per i tipi di Passerino Editore. Nel 2019 un suo reportage "Benvenuti in Kusturistan" viene pubblicato nel libro "Diari di Viaggio" curato dal sito "youpopcorn.net".
mercoledì 5 agosto 2020
Josip si è perso e non sa tornare !
Josip si è perso e non sa tornare
così dicono a Bergamo.
Dicono che ad un certo punto
durante il periodo drammatico che è stato il Lockdown
Josip si sia completamente perduto,
e che i ricordi che pensava
neanche più gli appartenessero
siano improvvisamente emersi.
Dicono che Josip non ce la facesse più
a sentire le sirene delle ambulanze
a vedere quante persone morivano a pochi metri
da casa sua.
Dicono che Josip ad un certo punto ci ha provato,
ha provato a continuare
proprio per queste persone
per questa gente che non poteva più vederlo giocare.
E allora nonostante il suo cuore stanco,
la sua anima pesante
ha cercato di mettere il cuore nelle scarpe
di scendere in campo
ma stancamente
si è accorto che non correva più
che qualcosa si era forse irrimediabilmente rotto dentro di lui.
Josip non era più quel giocatore che correva sulla fascia
che alcune volte dribblava anche il portiere
e depositava la palla in rete.
Josip non era più quell'uomo che cercava di raggiungere
un sogno
perchè Josip un sogno lo aveva
come ancora lo hanno i suoi compagni
La Champions League
chissà magari addirittura una finale,
tutte cose possibili in questo anno difficile da interpretare,
magari addirittura divenire un simbolo, una leggenda
campione di una città straziata, dilaniata.
Ma sembra proprio che Josip non ce l'abbia fatta
e che alla fine ha dovuto arrendersi
arrendersi a se stesso
al suo animo ferito
a quei ricordi di un'altra incredibile terribile guerra
che ha messo contro fratelli, amici, vicini.
Josip ha deciso che non ce la faceva più
che non riusciva a dare un senso a quanto accaduto
e allora si è sentito perso
ed è tornato dove si sente a casa veramente.
Perchè non è che a Bergamo non si sentisse a casa,
non è che non sentisse l'affetto della gente
o la stima dei compagni o dell'allenatore,
no, non era questo.
E' che a un certo punto per curarti il cuore, l'anima,
le ferite, non solo le tue, ma anche quelle di chi ti viveva vicino,
devi per forza tornare a casa.
Perchè è vero che la casa è dove ti senti bene,
ma c'è un posto in cui vivono le tue radici , gli affetti, la storia di formazione,
ed è lì che sempre torniamo quando abbiamo la necessità di ritrovare un senso.
E allora quello che possiamo augurare a Josip è la cura dell'anima,
perchè come Josip forse, inconsapevolmente, anche tutti noi
abbiamo bisogno di ritornare alle nostre storie di formazione, alle nostre radici.
E allora noi che amiamo il calcio e non solo
che abbiamo visto morire il mondo come lo conoscevamo
forse nel suo ritorno, nel suo essere di nuovo sul campo
possiamo trovare lo stimolo
a curare le nostre ferite.
Noi lo aspettiamo, lo aspettiamo per abbracciarlo
come si fa dopo un goal,
perchè Josip Ilicic oggi siamo tutti noi
giovedì 9 luglio 2020
25 anni di Srebrenica. Alcune riflessioni a margine.
25 anni da Srebrenica
25 anni di Srebrenica
25 anni con Srebrenica
25 anni contro Srebrenica
25 anni di ricerche personali
alla ricerca di un senso
25 anni di rivisitazioni
25 anni di negazioni
25 anni di altre verità alcune
con qualche base storica e fattuale (poche in verità)
25 anni sono passati da quei giorni
terribili che avrebbero cambiato del tutto la percezione di noi vicini
mediterranei di quanto stava avvenendo a
pochi chilometri.
Non che Srebrenica sia la sola,
anzi, in questi anni di studi e ricerca ho rilevato l'esistenza sul solo suolo
bosniaco di altre 143 stragi, eccidi, esecuzioni, scontri a fuoco, stupri e
violenze di massa.
Ma chiaramente Srebrenica fu il
punto di non ritorno.
Si può pensare quello che si
vuole intorno a Srebrenica (ma comunque bisognerebbe avere rispetto sempre
delle vittime e dei loro congiunti che hanno perso un bene sacro) ma nonostante
mi sia avvicinato alle ragioni degli altri, e che quanto accaduto l'11 luglio
del 1995 debba essere letto all'interno di una serie di atti di violenza (a
volte perpetrati da entrambe le parti) , in una sorta di drammatica
processualità che ha portato all'ultima devastante violenza (in un intervista
concessami nel novembre 2018 anche Jovan Divijak ha parlato di Srebrenica come
"processo"), ci sono delle cose su cui nessuno potrà farmi cambiare
idea.
Ad esempio nessuno mi può far
pensare che quella strage i musulmani di Bosnia se la siano fatta da soli.
Ci sono dei responsabili
accertati a livello storico, processuale, giuridico e testimoniale, ci sono
video e documenti e ci sono 8.000 e più morti.
Ecco, sul numero dei morti si
basa molto del revisionismo intorno a Srebrenica.
Sono stati davvero più di 8.000,
sono forse più di 10.000? Oppure come riportano alcuni articoli e qualche libro
contro, molte di quelle ossa non sono di uomini e donne morte a Srebrenica, ma
addirittura di persone morte fuori del territorio bosniaco e poi fatte
ritrovare in luoghi imprecisati? Un recente articolo di giornale denuncia che
ben 73 persone sepolte a Srebrenica sarebbero in realtà ancora vive.
Può una disputa veramente triste
sul numero esatto dei morti sminuire un genocidio?
E' vero però che Srebrenica non è
stata solo l'11 luglio. Se guardiamo alla terribile timeline , al susseguirsi
degli eventi dal 1992 al 1995 nell'area di della città dell'argento e che chi
vuole può ricostruire andando a visitare il Museo di Srebrenica a Sarajevo, molto
è accaduto prima di quel fatidico giorno, e cose terribili sono state commesse
da entrambe le parti.
E qui entra in gioco la
controversa figura di Naser Oric, criminale di guerra per i serbi di Bosnia,
resistente e protettore per gli uomini e donne di Srebrenica, figura però poco
limpida sempre in bilico tra criminale ed eroe.
Le milizie di Naser Oric hanno
commesso delle stragi documentate anche dalle autorità internazionali, e allora
perchè Oric non è stato ritenuto colpevole dal Tribunale dell'Aja?
Che abbia prevalso nei giudici la
visione di Oric quale resistente, quale protettore della sua gente assediata?
Che si sia visto in lui e nei
suoi una sorta di milizia partigiana?
Tutto sta nello stabilire chi era
l'aggressore e chi il resistente, a mio parere ruota tutto intorno a questo.
E se ci basiamo sulle prove
testimoniali e documentali fornite, gli
aggressori erano le milizie dei serbi di Bosnia, gli assediati, i bosgnacchi di
Srebrenica.
Per colpa della scelleratezza,
della disumanità e della malvagità di persone che hanno un nome e cognome , la
Serbia, incapace di venire a patti con questo recente passato doloroso, si è
ritrovata a rivestire il ruolo ingombrante del capro espiatorio. E ancora oggi per quanto avvenuto in Bosnia
dal 1992 al 1995 e per la difficoltà ad ammettere ufficialmente le
responsabilità di politici e militari, la Serbia sembra sempre più lontana
dalla UE.
Srebrenica è stato il motivo che
mi ha spinto a viaggiare in Ex Jugoslavia, e nel mio viaggio verso il cuore di
un paese che non esiste, la Federazione di Bosnia ed Erzegovina, ho imparato a
rispettare il dolore e la storia dell'altro.
E ancora oggi mi dispiace che
persone di gran cuore nei confronti dello straniero ( mai mi sono sentito
rifiutato o abbandonato in alcun paese della ex Jugoslavia) non riescano ad
aprire il proprio cuore a persone che fino a pochi anni prima consideravano
fratelli e vicini e con cui condividono una lingua, una storia comune, gli
stessi grandi riferimenti culturali.
Ma forse è ancora presto,
venticinque anni sono pochi, visto che noi italiani ancora adesso non riusciamo a
venire a patti con i nostri fantasmi.
E' ancora presto per la
storicizzazione di un immenso dolore.
A Srebrenica è morta la Jugoslavia
, è morta la UE, è morta la Nato, è morta la nostra innocenza, è morta la
sinistra radicale che ancora adesso non riesce ad accettare che quello
perpetrato è stato un genocidio, e non un mero atto di rappresaglia nei
confronti di eventi accaduti nei giorni precedenti.
E' morta la Serbia, anche se non
lo ammetterà mai.
E' morta (se mai è nata) la
Bosnia Erzegovina.
Srebrenica è il terribile archetipo
che incarna in se tutte le stragi avvenute tra il 1992 e il 1995 in ex
Jugoslavia.
E da Srebrenica (volente o
nolente), e dal dolore di donne come
Dzeva Avdic dobbiamo partire per dare un
senso a quanto accaduto.
martedì 28 aprile 2020
La Profezia di Mitar, il chiaroveggente di Kremna
In questi giorni sto lavorando su un libro che racconta la storia e le storie di un territorio ancora poco conosciuto ma che ho avuto modo di visitare e studiare a fondo negli ultimi dieci anni, è cioè quella zona geografica compresa tra la città di Uzice in Serbia e la città di Visegrad in Bosnia (Entità Republika Sprska). Una terra di registi, leggendari treni e profeti.
Proprio così, nel piccolo villaggio di Kremna posto a una trentina di chilometri da Uzice e a pochi chilometri da Mokra Gora dove Kusturica ha ideato e costruito il villaggio di Drvengrad, c'è un piccolo museo che ricorda la vita e le profezie di Mitar Tarabic (1829-1899) un uomo illetterato che non si è mai mosso dal suo piccolo villaggio e che nonostante tutto, forse a causa del dono della chiaroveggenza, aveva predetto una serie di eventi non solo della storia della Serbia e della ex Jugoslavia ma addirittura coinvolgenti l'intero mondo.
Non sapendo né leggere né scrivere dettò queste profezie al suo padrino un prete ortodosso di nome Zaharije Zaharich (1838-1918) di cui Mitar profetizzò la morte, effettivamente avvenuta prima della fine della prima guerra mondiale, e la morte di due suoi nipoti nel conflitto bellico.
Il "Libro delle Profezie", un piccolo blocco di appunti che andò parzialmente a fuoco nel 1943, durante l'occupazione bulgara di Kremna, è in qualche modo arrivato fino a noi grazie al pronipote di Mitar.
Ebbene tra le molte profezie ponete attenzione a quanto dice il profeta Mitar in uno dei suoi versi ispirati:
"L'intero mondo sarà afflitto da una strana malattia e nessuno sarà capace di trovarne la cura; ognuno dirà -io so come fare, io so, perché ho studiato e sono intelligente - , ma nessuno saprà cosa fare. Le persone penseranno e penseranno, ma non saranno in grado di trovare la giusta cura, che verrà con l'aiuto di Dio"
Non sono tra coloro che credono nelle profezie, ma il tema chiaramente mi affascina e soprattutto adesso che stiamo vivendo questo futuro distopico non vi sembrano le parole di Mitar veramente profetiche? Dovremo davvero affidarci solo alle mani di Dio? Oppure come dice qualche fine pensatore, aspettare che semplicemente il virus passi?
Ai posteri l'ardua sentenza, ma attenti che il Profeta Mitar l'ha predetto e difficilmente si è sbagliato.
Ne volete una prova?
Ecco un altro versetto del suo libro:
"Inizialmente la Russia non entrerà in guerra , ma solo quando verrà attaccata dalle armate del nemico entrerà nella lotta e ci sarà un Zar Rosso sul trono di Russia ... Qui (nella zona di Kremna) uomini con le stelle sui loro baschi appariranno, e combatteranno i nemici rigettandoli oltre il fiume Drina. Comanderanno Uzice e tutta la regione per circa 73 giorni ... Un uomo con gli occhi azzurri su un cavallo bianco apparirà tra il suo popolo e una stella scintillerà sul suo basco ... guiderà una grande armata e libererà Belgrado ... il suo regno sarà il più grande mai visto su queste terre ..."
Ebbene è storicamente accertato che solo nel 1941 la Russia entrò in guerra quando fu attaccata dalla germania nazista. L'uomo dagli occhi azzurri è Tito che guidò con la stella rossa dei partigiani sul cappello l'avanza degli stessi nella piana di Uzice prendendo il controllo della regione per 73 giorni. E, in effetti, il suo regno (la Jugoslavia) sarà per anni il regno più grande e forte che abbia mai regnato su queste terre.
That's all folk , come dicono gli americani?
sabato 28 marzo 2020
Alle 6 della sera: quando tutto è più difficile !!!
Mi chiedi qual è il momento peggiore: è di sicuro la sera, anzi non proprio la sera bensì quelle due ore che vanno dalle 18 alle 20, non so perché ma è proprio in quelle ore che mi prende una forte malinconia.
Sarà che i giorni passano sarà che non se ne vede la fine, che la luce è lontana e non viene aprile.
Sarà che tutti ci affidiamo a qualcosa di Alto e questo Qualcosa o Qualcuno probabilmente non sa a chi dare i resti.
E allora alla sera quando ho cercato di impegnare il tempo scopro che mancano ancora ore, ore da passare, ore da riempire prima che arrivi il sonno, un sonno fatto di silenzio, troppo silenzio .
Eppure nonostante non ci si veda quanto parliamo durante il giorno questa "parliamo" nel web.
Cerchiamo risposte, ci arrabbiamo, piangiamo, ci emozioniamo, cerchiamo di restare umani nonostante di umano in tutto questo ci sia ben poco.
L'umanità s'è persa davanti a chi di notte ha preso una macchina, un treno, un bus e ha deciso, spinto dal proprio egoismo che doveva salvarsi da solo.
L'umanità si è persa davanti a chi in questo momento pensa che comunque cambi poco perché in fin dei conti per lui un posto ci sarà sempre finita questa bufera, finito il lavoro da casa ritornerà a una sorta di normalità.
L'umanità s'è persa davanti a chi non pensa che sia tutto connesso che da domani si potrà ricominciare a pensare esclusivamente al proprio.
Ma non sarà così il mondo come noi lo conosciamo non sarà più lo stesso.
Sarà un mondo migliore? Non lo possiamo sapere ma molto o tutto dipende da noi, ognuno di noi.
Molte cose cambieranno per un bel po' di tempo, cose banali come?
Come prendere un aereo. Prenotare un volo, fare il check-in, presentarsi all'aeroporto aeroporto e salire sull'aereo.
Cose banali , semplici che facevano parte della nostra quotidianità. Sarà ancora così semplice? Magari nel fare il check in ci vedremo obbligati ad esibire il certificato di non positività, forse ci dovremo presentare all'aeroporto molte ore prima per i necessari controlli sulla nostra salute, misurare la febbre etc.
E poi dove andremo? Soprattutto dove ci sentiremo liberi e sicuri di andare?
Quante destinazioni avremo a disposizione?
Prendere un treno sarà facile come una volta? E per quali destinazioni potremmo prenderlo?
Sogno di fare un viaggio come pochi mesi fa, Dio mio sembra passata una vita, prendere un treno per un lungo viaggio, magari uno di quelli notturni, ma i treni notturni non ci sono più.
E come lo fermi? Come lo spieghi al mare che il suo fluire è sempre più solitario, come si spiega a un bambino che il mare è proibito? E poi proibito perchè? Perchè molti potrebbero stare a guardarlo per ore? E se lo guardassimo separati, a metri di distanza, in una nuova ostinata convivialità?
Ecco il mare, per noi che il mare lo portiamo dentro, il dolore più grosso è non poterlo neanche vedere, siamo arrivati al punto di non poter neanche fruire dello spettacolo della natura.
E allora è sera, anzi è quell'orario lì in cui mi rendo conto di non riuscire accettare quanto sta accadendo, di non riuscire accettare le centinaia di morti al giorno, di non riuscire ad accettare che gente muoia per salvare altri.
E mi devi perdonare, non ce la faccio davvero a perdonare te, piccolo cervellino chiuso nel tuo piccolo mondo, Tu che sei partito di nascosto di notte, tornato nel paese in cui non tornavi da vent'anni, abbracciato e baciato tutti, soprattutto la donnina di 93 anni che ti ha portato da mangiare appena arrivato e però glielo hai nascosto vero? Per paura ? Vergogna? E se non fossero arrivati i carabinieri l'avresti nascosto fino alla fine.
Cosa pensavi di fare? Forse è anche per colpa tua e dei tanti come te che ora ognuno è diventato un potenziale untore. Ci avevi pensato?
Ecco come l'umanità si perde.
E quell'orario lì tra le 18 e le 20 ma tra poco ma tra poco passerà, cucinerò qualcosa, sentirò mia moglie che a Napoli lavora in ospedale, e sono già più di 20 giorni che non ci vediamo, poi sentirò i miei una centinaia di chilometri ci separano ma sembra un mondo intero, sentirò che meno male stanno bene e un altro giorno sarà passato e in questo troverò consolazione, in chi con coraggio, e siamo la maggioranza, mette l'altro prima dei suoi affetti e ha deciso di rimanere in solitudine senza scappare come un carbonaro, sperando di salvare in questo modo altre vite.
E mi dimenticherò di te fino a domani sperando che agli occhi di Dio il sacrificio del 90% della popolazione di un paese valga la salvezza di un popolo e che Dio non tenga conto di quel misero 10% di egoistica stupidità, di alcune piccole insignificanti monadi nel mare della solidarietà.
Ce la faremo malgrado voi.
lunedì 23 marzo 2020
Safe Area Italia: Tutto (ma proprio tutto) è interconnesso !
I giorni passano e leggendo i vostri post mi accorgo che molti stanno vivendo con sempre più leggerezza questa clausura casalinga.
Chi riscopre i libri, chi cucina, chi si ciba di fiction magari a tema consumando intere stagioni in una giornata, insomma sembra, leggendovi, che finalmente vi stiate adeguando a quello che il governo vi chiede e che vi stia anche piacendo. E questo aiuterà sicuramente nel rispetto del mantra : restate a casa ... restate a casa ... restate a casa.
Ora però vi direte ecco esce il ma.
Ed infatti ma ...
Ma siccome tutto è interconnesso allora ecco che vi racconto anche le storie di chi non posta torte, aperitivi virtuali, elogi delle fiction netflix amazon etc.
Diciamo, e non si offenda nessuno, che l'umore di chi sta a casa è strettamente legato al fatto basilare di avere la sicurezza di essere pagato a fine mese.
Cosa banale sembrerebbe ma non troppo.
Chi continua a dire banalizzando: " Ma in fin dei conti che vi stanno chiedendo ... i nostri nonni hanno fatto la guerra ... a noi chiedono solo di stare a casa" perde di vista che tutto è interconnesso e che quella che per lui sta divenendo una sorta di sospensione dalla realtà quotidiana, quasi una vacanza surreale, per altri invece è vissuta come un vero e proprio dramma.
E vedo che già sono evidenti i malumori social che però centrano in pieno il problema, post tipo questo : " ti possano infettare due volte ... tanto a te che te ne frega ... sei un'impiegato statale ... pure che ti prendi le ferie a te a fine mese ti pagano lo stesso ..." sono sempre più prevalenti rispetto alla proposizione di torte, foto di gambe con calzino bianco sul divano etc.
Il nostro paese ne esce comunque diviso, tra chi può permettersi (me compreso) di stare a casa in attesa che finisca e tra chi (basta leggere il decreto Cura Italia per vedere chi è fuori dalla cura) già non dorme la notte al pensiero che la sua vita già stravolta adesso potrebbe non riprendere la sua normalità quando tutto questo finirà.
Siccome tutto è interconnesso, anche se ho la fortuna di trovarmi dalla parte di chi può permettersi di aspettare che tutto finisca, per rispetto: di chi sta lottando per la vita in un letto d'ospedale; di chi al loro fianco lavora per dare loro speranza di vita; di chi ha perso un suo caro e non ha potuto nemmeno piangerlo; di chi ci porta ogni giorno da mangiare e bere perchè si tratta di beni essenziali; di chi ha dovuto chiudere la sua azienda e non sa quando e se l'aprirà di nuovo; di chi non avrà tutele e rimarrà comunque ai margini gli ultimi che rimarranno sempre e comunque ultimi; di chi ha paura per i suoi cari, del futuro dei figli, "io resto a casa" ma non ne sono felice e attendo che davvero il governo unipersonale di Giuseppe Conte dia atto a quelle che sono le misure promesse.
Perchè dalle rassicurazioni basate sui fatti e non sul "faremo" si baserà nei prossimi mesi la pace sociale, dove non c'è lavoro si rinforza un substrato di amarezza e odio represso che porta all'aumento della violenza familiare e comunitaria, alla maggiore propensione all'ammalarsi, alla mancanza di prospettiva e futuro.
Mentre i medici, gli infermieri , i volontari in trincea stanno facendo di tutto, anche dare la propria vita, per salvare chi si è ammalato, chi di dovere faccia di tutto per quella parte del paese che per motivi diversi ha bisogno di essere salvata e lo faccia senza verbi al futuro, perchè un futuro per molti potrebbe non esserci.
Ci si salva insieme non c'è altra strada, perchè tutto è interconnesso.
Chi riscopre i libri, chi cucina, chi si ciba di fiction magari a tema consumando intere stagioni in una giornata, insomma sembra, leggendovi, che finalmente vi stiate adeguando a quello che il governo vi chiede e che vi stia anche piacendo. E questo aiuterà sicuramente nel rispetto del mantra : restate a casa ... restate a casa ... restate a casa.
Ora però vi direte ecco esce il ma.
Ed infatti ma ...
Ma siccome tutto è interconnesso allora ecco che vi racconto anche le storie di chi non posta torte, aperitivi virtuali, elogi delle fiction netflix amazon etc.
Diciamo, e non si offenda nessuno, che l'umore di chi sta a casa è strettamente legato al fatto basilare di avere la sicurezza di essere pagato a fine mese.
Cosa banale sembrerebbe ma non troppo.
Chi continua a dire banalizzando: " Ma in fin dei conti che vi stanno chiedendo ... i nostri nonni hanno fatto la guerra ... a noi chiedono solo di stare a casa" perde di vista che tutto è interconnesso e che quella che per lui sta divenendo una sorta di sospensione dalla realtà quotidiana, quasi una vacanza surreale, per altri invece è vissuta come un vero e proprio dramma.
E vedo che già sono evidenti i malumori social che però centrano in pieno il problema, post tipo questo : " ti possano infettare due volte ... tanto a te che te ne frega ... sei un'impiegato statale ... pure che ti prendi le ferie a te a fine mese ti pagano lo stesso ..." sono sempre più prevalenti rispetto alla proposizione di torte, foto di gambe con calzino bianco sul divano etc.
Il nostro paese ne esce comunque diviso, tra chi può permettersi (me compreso) di stare a casa in attesa che finisca e tra chi (basta leggere il decreto Cura Italia per vedere chi è fuori dalla cura) già non dorme la notte al pensiero che la sua vita già stravolta adesso potrebbe non riprendere la sua normalità quando tutto questo finirà.
Siccome tutto è interconnesso, anche se ho la fortuna di trovarmi dalla parte di chi può permettersi di aspettare che tutto finisca, per rispetto: di chi sta lottando per la vita in un letto d'ospedale; di chi al loro fianco lavora per dare loro speranza di vita; di chi ha perso un suo caro e non ha potuto nemmeno piangerlo; di chi ci porta ogni giorno da mangiare e bere perchè si tratta di beni essenziali; di chi ha dovuto chiudere la sua azienda e non sa quando e se l'aprirà di nuovo; di chi non avrà tutele e rimarrà comunque ai margini gli ultimi che rimarranno sempre e comunque ultimi; di chi ha paura per i suoi cari, del futuro dei figli, "io resto a casa" ma non ne sono felice e attendo che davvero il governo unipersonale di Giuseppe Conte dia atto a quelle che sono le misure promesse.
Perchè dalle rassicurazioni basate sui fatti e non sul "faremo" si baserà nei prossimi mesi la pace sociale, dove non c'è lavoro si rinforza un substrato di amarezza e odio represso che porta all'aumento della violenza familiare e comunitaria, alla maggiore propensione all'ammalarsi, alla mancanza di prospettiva e futuro.
Mentre i medici, gli infermieri , i volontari in trincea stanno facendo di tutto, anche dare la propria vita, per salvare chi si è ammalato, chi di dovere faccia di tutto per quella parte del paese che per motivi diversi ha bisogno di essere salvata e lo faccia senza verbi al futuro, perchè un futuro per molti potrebbe non esserci.
Ci si salva insieme non c'è altra strada, perchè tutto è interconnesso.
mercoledì 18 marzo 2020
Safe Area Italia: è necessario davvero perdere l'umana empatia?
In questi giorni leggo molti post che parlano di come questo virus ci cambierà. Io stesso ne ho scritto spesso.
Cambierà il nostro modo di salutare, saremo molto più "giapponesi" di prima, contenuti, almeno per i primi tempi.
Viaggeremo in modo diverso, magari più consapevole.
Prima o poi dovremo fare i conti con ciò che in questo momento abbiamo allontanato dal nostro orizzonte.
Ci sono masse di uomini disperati che premono per entrare in Europa nonostante il Coronavirus, dormono per strada, nei campi, in case abbandonate, in campi che è onesto chiamare di "concentramento". E quando sarà possibile mettere fuori il naso da casa, loro ci saranno, anzi ci sono sempre stati.
Come reagiremo, saremo capaci di capirli, vivrà in noi un nuovo umanesimo? O in questo abbrutimento dell'animo accoglieremo con indifferenza le nuove, prevedibili, drammatiche politiche dell'Europa Unità.
Aver vissuto la mancanza di libertà, la paura di perdere il bene più prezioso, la vita, ci avvicinerà o ci allontanerà da chi ogni giorno rischia di perderla?
Saremo uomini nuovi o avremo perso la nostra umanità?
Fatemelo dire apertamente e onestamente, trovo disumano che nel tentativo di salvare delle vite si perda quello che è fondamentale in una società, il rispetto dovuto a chi lascia questa terra, il privare chi sta per lasciare la vita terrena anche del conforto di pochi minuti di visita da parte delle persone con cui si è vissuta un'intera vita.
Trovo disumano che non si possa accompagnare il defunto fino alla terra che lo accoglierà.
Abbiamo letto alcune di queste frasi : " Mio padre (o mia madre) è morta sola nel letto di un ospedale".
Lui o lei non c'erano e avrebbero voluto esserci perché ci sono dei riti nelle nostre comunità che rendono completo il transito terrestre delle nostre anime. E sono riti che vanno rispettati.
Non pretendo che comprendiate il mio punto di vista, ma forse potremmo aprire uno spazio di umanità ed empatia almeno in questi casi, e lasciare che almeno per un attimo si possa accompagnare chi va via.
Restate a casa, quindi, se questo è l'unico modo che abbiamo per cercare di salvare i nostri anziani e anche noi che senza la memoria delle nostre vite non siamo nulla.
Se questo è un uomo.
Cambierà il nostro modo di salutare, saremo molto più "giapponesi" di prima, contenuti, almeno per i primi tempi.
Viaggeremo in modo diverso, magari più consapevole.
Prima o poi dovremo fare i conti con ciò che in questo momento abbiamo allontanato dal nostro orizzonte.
Ci sono masse di uomini disperati che premono per entrare in Europa nonostante il Coronavirus, dormono per strada, nei campi, in case abbandonate, in campi che è onesto chiamare di "concentramento". E quando sarà possibile mettere fuori il naso da casa, loro ci saranno, anzi ci sono sempre stati.
Come reagiremo, saremo capaci di capirli, vivrà in noi un nuovo umanesimo? O in questo abbrutimento dell'animo accoglieremo con indifferenza le nuove, prevedibili, drammatiche politiche dell'Europa Unità.
Aver vissuto la mancanza di libertà, la paura di perdere il bene più prezioso, la vita, ci avvicinerà o ci allontanerà da chi ogni giorno rischia di perderla?
Saremo uomini nuovi o avremo perso la nostra umanità?
Fatemelo dire apertamente e onestamente, trovo disumano che nel tentativo di salvare delle vite si perda quello che è fondamentale in una società, il rispetto dovuto a chi lascia questa terra, il privare chi sta per lasciare la vita terrena anche del conforto di pochi minuti di visita da parte delle persone con cui si è vissuta un'intera vita.
Trovo disumano che non si possa accompagnare il defunto fino alla terra che lo accoglierà.
Abbiamo letto alcune di queste frasi : " Mio padre (o mia madre) è morta sola nel letto di un ospedale".
Lui o lei non c'erano e avrebbero voluto esserci perché ci sono dei riti nelle nostre comunità che rendono completo il transito terrestre delle nostre anime. E sono riti che vanno rispettati.
Non pretendo che comprendiate il mio punto di vista, ma forse potremmo aprire uno spazio di umanità ed empatia almeno in questi casi, e lasciare che almeno per un attimo si possa accompagnare chi va via.
Restate a casa, quindi, se questo è l'unico modo che abbiamo per cercare di salvare i nostri anziani e anche noi che senza la memoria delle nostre vite non siamo nulla.
Se questo è un uomo.
martedì 17 marzo 2020
Safe Area Italia: I giorni che sembrano non passare mai . Spaesamento.
E' così i giorni passano ma hanno una durata diversa.
Vi ricordate quando dicevamo (appena pochi giorni fa) "ci vorrebbero giornate di 48 ore " per fare tutto quello che abbiamo in mente.
E vi ricordate quando la sera arrivavamo stanchi e trafelati dicendoci che avevamo davvero bisogno di una vacanza?
Tanto ci siamo lamentati che qualcuno (chissà chi …) ci ha pensato e ora abbiamo tutto il tempo possibile e con un po' di fantasia possiamo immaginare che quella che stiamo vivendo è una sorta di vacanza.
In realtà penso che quello che stiamo vivendo sia molto simile ad uno stato alterato della coscienza.
Chi conosce i lavori di Carlos Castaneda? E degli effetti del peyote e dei rituali che permettono allo spirito di separarsi del corpo e volare?
I libri di Castaneda sono i primi che ho letto nel mio percorso di antropologo e seppure non abbiano influito sulle mie ricerche successive, spesso ritornano nelle mie riflessioni.
Non so, ad esempio, capita solo a me di sentirmi spesso svuotato, distratto, come la mente non fosse realmente qui. Ne ho parlato con alcuni amici anche loro provano la stessa sensazione.
E' una sensazione di spaesamento, come davvero se l'anima seguisse passi differenti dalla nostra forma umana.
Viviamo in una sorta di mondo parallelo, sperando che quello che stiamo vivendo sia un sogno.
E mi viene in mente questa bellissima canzone di De Gregori "Cercando un altro Egitto" e quella frase : " Non può essere vero … non è più vero niente "
Vi ricordate quando dicevamo (appena pochi giorni fa) "ci vorrebbero giornate di 48 ore " per fare tutto quello che abbiamo in mente.
E vi ricordate quando la sera arrivavamo stanchi e trafelati dicendoci che avevamo davvero bisogno di una vacanza?
Tanto ci siamo lamentati che qualcuno (chissà chi …) ci ha pensato e ora abbiamo tutto il tempo possibile e con un po' di fantasia possiamo immaginare che quella che stiamo vivendo è una sorta di vacanza.
In realtà penso che quello che stiamo vivendo sia molto simile ad uno stato alterato della coscienza.
Chi conosce i lavori di Carlos Castaneda? E degli effetti del peyote e dei rituali che permettono allo spirito di separarsi del corpo e volare?
I libri di Castaneda sono i primi che ho letto nel mio percorso di antropologo e seppure non abbiano influito sulle mie ricerche successive, spesso ritornano nelle mie riflessioni.
Non so, ad esempio, capita solo a me di sentirmi spesso svuotato, distratto, come la mente non fosse realmente qui. Ne ho parlato con alcuni amici anche loro provano la stessa sensazione.
E' una sensazione di spaesamento, come davvero se l'anima seguisse passi differenti dalla nostra forma umana.
Viviamo in una sorta di mondo parallelo, sperando che quello che stiamo vivendo sia un sogno.
E mi viene in mente questa bellissima canzone di De Gregori "Cercando un altro Egitto" e quella frase : " Non può essere vero … non è più vero niente "
domenica 15 marzo 2020
Safe Area Italia: l'inutilità del "dove sei?"
I giorni passano, le mascherine mancano, le persone in qualche modo sopravvivono inventano nuovi modi per esorcizzare la paura, la noia, e perchè no, la paranoia.
E' evidente che la nostra vita è completamente cambiata e sarà così per lungo tempo, e cambia anche il nostro lessico familiare.
Ha perso valore ad esempio la domanda: "dove sei?".
Domanda inutile, direbbe Battisti, ed è così. Tranne per le poche persone costrette comunque a lavorare in questi giorni ha davvero perso senso chiedere : "dove sei?".
La risposta è chiaramente la stessa " a casa", e non potrebbe essere diversamente, perchè anche per chi sta trasgredendo le norme, e purtroppo non sono pochi, rivelare la propria presenza comporterebbe la configurazione di un reato.
E allora ecco che assume un valore preminente, più che mai la domanda: "come stai?". Fino a pochi giorni fa era più che altro una norma di buona educazione chiedere "come stai?", ora è la domanda per eccellenza e la risposta si colma di significato. Mai come in questo momento sono fondamentali le nostre storie di vita.
E ancora quante volte abbiamo ripetuto ai nostri vicini, cari, amici, "ti sei lavato le mani?".
Sembra quasi di essere tornati tutti bambini.
E dite la verità, quanti di voi nei messaggi inviati ci stanno pensando due volte nello scrivere "ti abbraccio"?
Mi chiedo se dopo questo periodo, che, diciamocelo con sincerità sarà più lungo di un mese, saremo ancora capaci di abbracciarci.
E chi ce lo dirà quando tornerà il tempo dell'abbraccio?
Sarà in una conferenza stampa della Protezione Civile?
E ci fideremo?
Sarà bello ricominciare a chiedere: "dove sei?", e che a questa domanda possa seguire una risposta del tipo "sono a ... (scegliete voi, cinema, teatro, libreria, ristorante...) e sentirsi rispondere subito dopo "ok a più tardi ti abbraccio".
Vi abbraccio ... Buona serata.
E' evidente che la nostra vita è completamente cambiata e sarà così per lungo tempo, e cambia anche il nostro lessico familiare.
Ha perso valore ad esempio la domanda: "dove sei?".
Domanda inutile, direbbe Battisti, ed è così. Tranne per le poche persone costrette comunque a lavorare in questi giorni ha davvero perso senso chiedere : "dove sei?".
La risposta è chiaramente la stessa " a casa", e non potrebbe essere diversamente, perchè anche per chi sta trasgredendo le norme, e purtroppo non sono pochi, rivelare la propria presenza comporterebbe la configurazione di un reato.
E allora ecco che assume un valore preminente, più che mai la domanda: "come stai?". Fino a pochi giorni fa era più che altro una norma di buona educazione chiedere "come stai?", ora è la domanda per eccellenza e la risposta si colma di significato. Mai come in questo momento sono fondamentali le nostre storie di vita.
E ancora quante volte abbiamo ripetuto ai nostri vicini, cari, amici, "ti sei lavato le mani?".
Sembra quasi di essere tornati tutti bambini.
E dite la verità, quanti di voi nei messaggi inviati ci stanno pensando due volte nello scrivere "ti abbraccio"?
Mi chiedo se dopo questo periodo, che, diciamocelo con sincerità sarà più lungo di un mese, saremo ancora capaci di abbracciarci.
E chi ce lo dirà quando tornerà il tempo dell'abbraccio?
Sarà in una conferenza stampa della Protezione Civile?
E ci fideremo?
Sarà bello ricominciare a chiedere: "dove sei?", e che a questa domanda possa seguire una risposta del tipo "sono a ... (scegliete voi, cinema, teatro, libreria, ristorante...) e sentirsi rispondere subito dopo "ok a più tardi ti abbraccio".
Vi abbraccio ... Buona serata.
venerdì 13 marzo 2020
Safe Zone Italia: Prypiat, Roma e altre assenze
Se devo cercare un'analogia con quanto stiamo vivendo in questi giorni mi vengono in mente un paio di esempi.
Nel corso dei miei viaggi ho avuto occasione di visitare alcuni luoghi abbandonati il più celebre sicuramente è Prypiat, la città fantasma nella zona rossa di Chernobyl. In tutti questi luoghi quello che si percepisce come veramente significativo è la percezione dell'assenza. Un'assenza, consentitemi il gioco di parole, della presenza antropica, la mancanza di quello che rende unica la città. Perché in un posto perché in un luogo inaccessibile è normale aspettarsi il silenzio. Mentre in una città quello che è normale è aspettarsi il rumore o il suono della vita quotidiana. Sembra una situazione banale ma non è così. Innaturale è proprio il silenzio, inteso come assenza, inteso come qualcosa che non è naturale percepire. Se si cammina per pripyat si percepiscono perfettamente suoni della natura che si riprende la città. E questo mi fa pensare a un romanzo bellissimo After London in cui l'autore, Jeffreys, narra della scoperta del nuovo mondo dopo una catastrofe che non precisata lì dove Un tempo era Londra. In questa come in molte opere di Ballard la natura si riprende la città è una sorta di rivincita nei confronti di chi ha costruito su un luogo sacro profanandolo. In questi giorni in cui ci sentiamo tutti alieni, anime sospese in attesa che ritorni la normalità nel frattempo sono i suoni della natura che si riprendono il loro ruolo principale nella sinfonia della città. Devo dire che mi piacciono i luoghi abbandonati, quello che mi interessa non è propriamente quello che vedo ma le storie di vita di chi prima viveva quei luoghi e che permea gli edifici, le strade, i parchi. È quella un assenza piena di voci che se ci mettiamo in ascolto riusciamo a percepire. anche in questi giorni questa assenza di presenza umana racconta più che in altri periodi della nostra presenza attraverso le nostre storie celate. Quindi in questo silenzio in quest'assenza c'è comunque vita. Oltre ai luoghi la cui assenza dell'uomo è dovuta a una catastrofe ci sono altri luoghi di cui percepisco una somiglianza con quanto viviamo in questi giorni. Si tratta di luoghi in cui l'assenza dell'uomo e in un certo senso voluta in cui partenza dell'uomo è solo temporaneo. Sto parlando delle località turistiche estive che in molti casi in inverno si svuotano completamente. Nel periodo in cui ho vissuto continuativamente a Maiorca in inverno spesso mi sono trovato a passeggiare in alcune località in cui prevalentemente ci sono solo alberghi. In alcune di questa località durante l'inverno non abita praticamente nessuno e come in questi giorni era possibile sentire ogni piccolo rumore suono respiro. Per cercare di pensare al futuro con una piccola dose di ottimismo dovremmo pensare alle nostre città come ad alcuni di questi luoghi turistici, immaginarci in un inverno di attesa pronti ad affrontare l'estate e a riprenderci i silenzi e i vuoti che ora ci sembrano incolmabili. Animo fratelli e che sia resistenza e poi mai come oggi resilienza.
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mercoledì 11 marzo 2020
Safe Zone Italia: giorno 2
Pandemia ... fa paura solo a sentire la parola vero?
Pandemia ... non riesco a togliermi dalla mente questa maledetta parola.
Ora non è più il virus dei Cinesi dei Coreani e degli Italiani, è mondiale, è intorno ad ognuno di noi.
La città è silenziosa, ferita, e mi viene in mente un fumetto, anzi un'opera d'arte disegnata di alcuni anni fa:
Juan Salvo, L'Eternauta, la nevicata radioattiva, il silenzio tutto intorno, l'impossibilità di uscire e l'incapacità di comprendere cosa sta accadendo, e la paura che ti prende allo stomaco che come Juan Salvo non rivedremo i nostri.
Ma bisogna sperare sempre, sperare che davvero ci sia una via e se c'è dobbiamo per forza di cosa cercarla insieme.
Perchè ora dopo molti anni finalmente e purtroppo qualcosa ci unisce indissolubilmente, si chiama COVID-19 e dobbiamo cancellare il suo nome dalla terra.
Concludo con una parte del testo della nuova canzone dei Pearl Jam "Dance of Clairvoyant" :
Numbers keep falling off the calendar's floor
We're stuck in our boxes
Windows open no more
Collecting up the forget-me-nots
Not recalling what they are for
I’m in love with clairvoyants
'Cause they’re out of this world
Coraggio fratelli e amici
Pandemia ... non riesco a togliermi dalla mente questa maledetta parola.
Ora non è più il virus dei Cinesi dei Coreani e degli Italiani, è mondiale, è intorno ad ognuno di noi.
La città è silenziosa, ferita, e mi viene in mente un fumetto, anzi un'opera d'arte disegnata di alcuni anni fa:
Juan Salvo, L'Eternauta, la nevicata radioattiva, il silenzio tutto intorno, l'impossibilità di uscire e l'incapacità di comprendere cosa sta accadendo, e la paura che ti prende allo stomaco che come Juan Salvo non rivedremo i nostri.
Ma bisogna sperare sempre, sperare che davvero ci sia una via e se c'è dobbiamo per forza di cosa cercarla insieme.
Perchè ora dopo molti anni finalmente e purtroppo qualcosa ci unisce indissolubilmente, si chiama COVID-19 e dobbiamo cancellare il suo nome dalla terra.
Concludo con una parte del testo della nuova canzone dei Pearl Jam "Dance of Clairvoyant" :
Numbers keep falling off the calendar's floor
We're stuck in our boxes
Windows open no more
Collecting up the forget-me-nots
Not recalling what they are for
I’m in love with clairvoyants
'Cause they’re out of this world
Coraggio fratelli e amici
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